Viaggio nella canzone d’autore: Lucio Dalla

Mario Macchitella by

La quantità di vita e di arte passata attraverso Lucio Dalla nei 69 anni che il fato gli ha concesso prima che un infarto lo spegnesse il 1° marzo 2012 in un hotel di Montreux è tanta da sciogliere il sangue nelle vene, come recita la sua più celebre canzone, Caruso.

Bolognese doc, divenuto anzi unanimemente un simbolo della città pur essendosi legato fortemente anche ad altri luoghi come le Tremiti, la Sicilia Etnea e naturalmente Napoli e la costiera Amalfitana, iniziò come polistrumentista autodidatta, ottenendo risultati eccellenti specialmente nel clarinetto, tanto da duettare più volte, ancora ragazzino, con Chet Baker, uno dei più grandi trombettisti di tutti i tempi.

Stravagante e un po’ schizzato, per diversi anni Lucio si fa notare più per i suoi look spesso inappropriati che per significativi successi musicali, nonostante il sostegno incondizionato di artisti importanti che credono in lui, in primis Gino Paoli.

Bisogna attendere il 1971 per la prima grande hit, la censuratissima e poetica 4/3/1943, immaginaria autobiografia (solo la data di nascita di Dalla corrisponde a verità) che narra di un bimbo nato da una ragazza madre sedotta da un soldato alleato durante la seconda guerra mondiale. La canzone fu un successo europeo, nella versione francese di Dalida e giunse addirittura in Sudamerica grazie all’intuito e al genio di Chico Buarque de Hollanda, cui si deve la struggente traduzione brasiliana.

Da quel momento in poi, seguono a distanza ravvicinata successi divenuti classici della musica italiana, come Piazza Grande, ma Dalla, che è un grande sperimentatore, si sposta ben presto su concept album più complessi nati dalla collaborazione con un poeta raffinato e politico come Patrizio Roversi, di cui ci piace ricordare almeno la epica Nuvolari dedicata al campione dell’età gloriosa dell’automobilismo (una delle tante passioni di Dalla assieme al basket di cui fu un discreto giocatore nonostante l’altezza non proprio da gigante, e alle arti visive di cui fu un collezionista di gran gusto e sensibilità).

Con l’interrompersi della collaborazione con Roversi, Dalla sente il bisogno di occuparsi in prima persona anche dei testi delle proprie canzoni, divenendo così cantautore a tutti gli effetti. Sono anni di grandi canzoni, tra cui l’irriverente e grottesca Disperato Erotico Stomp, la tenera Anna e Marco  e l’utopica L’Anno che verrà. E sono gli anni (1978-1979) del primo live tour colossale della storia della musica italiana, il fortunatissimo Banana Republic con Francesco De Gregori e la sua Come fanno i marinai.

Gli Anni 80, segnati dalla collaborazione con gli Stadio e con l’amico di sempre Ron, o dal grande tour con Gianni Morandi, ci hanno regalato Futura, emozionante trasposizione in musica di un rapporto sessuale consumato tra ragazzi della cortina di ferro, tra Berlino Est e Berlino Ovest, e naturalmente Caruso, la canzone italiana più importante di sempre dopo Nel Blu dipinto di Blu, che narra in modo violentemente icastico dell’amore senile e platonico del grandissimo tenore per una sua giovane allieva, e rappresenta al tempo stesso un incredibile omaggio sia all’opera lirica sia all’universo napoletano.

Negli ultimi vent’anni di vita e di carriera, Dalla si apre a grandi successi pop (clamorosi i numeri di  Attenti al Lupo, “soffiata” proprio a Ron), per arrivare, nel 2003, a riscrivere completamente le pucciniane vicende di Tosca nell’opera Amore Disperato, sperimentandosi così con notevoli risultati anche nel musical.

Per un musicista così versatile, non è facile identificare una cifra stilistica, visto che Dalla ha attraversato con disinvoltura senza pari epoche e generi molto diversi, certo la sua vocalità “scat”, con cui si arrampicava jazzisticamente fino a note impervie per gli altri cantanti di musica leggera a simulare con brevi fraseggi e gorgheggi una pluralità di strumenti musicali resta forse la sua caratteristica più inconfondibile (da riascoltare la sigla RAI di Lunedìfilm).

Come sempre accade per questi artisti enormi, scegliere un unico ascolto è quasi una sofferenza per noi. Ma con San Valentino alle porte, senza porci troppe domande, puntiamo su Cara, forse una delle più belle canzoni italiane d’amore in assoluto, dove Dalla esprime tutta la carnalità del suo rapporto con l’oggetto-parola, sublimando un desiderio forse non lecito a causa della differenza di età tra i due protagonisti.

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