Un delizioso pastiche: l’Ape musicale di da Ponte in scena a Cagliari

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Lorenzo Da Ponte è universalmente noto come il librettista di Wolfgang Amadeus Mozart: la sua fama è legata a doppio filo con la “trilogia italiana” scritta quasi a due mani con il compositore austriaco. Poco nota è, invece, la sua produzione successiva alla morte di Mozart, al quale sopravvisse a lungo diventando un punto fermo del mondo culturale europeo e non solo.

“L’ape musicale”, in scena a Cagliari sino al 22 luglio e poi in tour per la Sardegna sino al 28, è un perfetto esempio della sua attività di divulgatore: nato come pastiche a Vienna  nel 1879, rielaborato per Trieste nel 1792, fu portato in scena al Park Theatre di New York nel 1830, in una nuova versione pensata appositamente per il pubblico americano, ancora abituato alle ballad opera di tradizione inglese e poco avvezzo all’ascolto del melodramma all’italiana. Poco ci è stato tramandato, tuttavia, di questo spettacolo così importante per il tempo: e qui entra in gioco il preziosissimo ruolo del musicologo Francesco Zimei che, su commissione del Teatro Lirico di Cagliari, è riuscito con pazienza a ricostruire, partendo da pochi elementi, una versione il più vicino possibile all’originale, con qualche  concessione alla modernità, come l’introduzione, prima della Sinfonia d’apertura, di una suite dal titolo “Bridges – Rimembranze americane”, rielaborazione del poliedrico compositore Antonio Marcotullio di musiche della tradizione popolare d’oltreoceano. 

La trama scritta da Da Ponte è tipica dell’opera buffa, con elementi metateatrali:  la giovane cantante Lucinda, scritturata dall’impresario Don Nibbio per risollevare le sorti del teatro nelle fantomatiche Isole Fortunate, accolta dal Maestro Don Canario, dal poeta Mongibello e dal cantante Narciso. Il libretto dapontiano è stato impiantato sui brani più accattivanti dei musicisti celebri dell’epoca: Rossini, soprattutto, ma anche Zingarelli, Generali, Cimarosa e Michael Kelly, tenore irlandese prestato alla composizione e assai conosciuto nella Vienna della fine del Settecento. 

Il regista Davide Garattini Raimondi e lo scenografo Paolo Vitale si sono prestati alla dimensione ludica del pasticcio, creando un’ambientazione moderna e balneare, tra fenicotteri gonfiabili e i “casotti”, i bungalow della Cagliari anni ’60. E anche il coro e i solisti hanno dovuto giocare, sparpagliandosi fra il pubblico e diventando parte della coreografia, essi stessi oggetti dello spettacolo.

Ottima prova per la compagine vocale del Teatro Lirico di Cagliari e ottima prova per i solisti: fra tutti, la spiritosa Beatrice Mezzanotte, mezzosoprano dalle straordinarie doti sceniche unite ad una voce pulita e precisa, perfetta per questo ruolo. Molto buoni anche Narciso, il tenore Anibal Mancini, soprattutto nel duetto tratto dalla “Semiramide” rossiniana, Mongibello, il baritono Daniele Terenzi , Don Nibbio, il secondo baritono Salvatore Salvaggio, e il poco presente Don Canario, il tenore Mauro Secci, che ha eseguito egregiamente  la sua ballad da solista.  Sul podio il giovane Alessandro Palumbo, abile a coordinare i diversi elementi costitutivi dello spettacolo e coadiuvato dal Maestro al Cembalo, l’attento Giancarlo Salaris.

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