In The Pines: un evergreen intramontabile

Samantha Colombo by

Esistono brani musicali in grado di resistere inossidabili allo scorrere del tempo, proprio come “In The Pines”: una canzone nata alle pendici degli Appalachi e che, per intere generazioni, è risuonata da una parte all’altra dell’Atlantico. Il brano ha mutato gli elementi narrativi, accelerato o rallentato le versioni melodiche, eppure ha mantenuto per sempre la propria anima.

Come si accennava, le radici della canzone si perdono nella storia e affondano con tutta probabilità nella seconda metà del XIX secolo. Per rintracciare una prima testimonianza, è tuttavia necessario risalire a uno spartito del 1917, nel quale Cecil Sharp trascrive, accanto alla musica, anche parte del testo. Bisogna comunque aspettare il 1925 per ascoltare la prima versione registrata di In The Pines, disponibile su un cilindro fonografico.

Da questo oggetto, il brano conosce due artisti fondamentali a partire dagli anni ’40: Bill Monroe e Lead Belly. Entrambi i musicisti registrano differenti versioni di questo brano, due dell’artista bluegrass mantengono il titolo originale, mentre il chitarrista blues lo declina con vari titoli, tra cui “Where Did You Sleep Last Night”. A partire da queste rielaborazioni, sono molti gli artisti che individuano in questo brano versatilità e malleabilità, due caratteristiche in grado di adattarlo non solo a differenti versioni, ma pure a stili e sensibilità.

Tutto questo fino ad arrivare agli anni Novanta del secolo scorso, quando la canzone appare anche nella discografia di Mark Lanegan e, da qui, direttamente a un giorno storico: quel 1° novembre del 1994 quando Kurt Cobain dei Nirvana, imbracciando la sua chitarra acustica, ne registra una versione per lo storico Unplugged di Mtv.

Immagine di copertina: Kurt Cobain

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