Il progetto SIAE “Classici di oggi”: buone intenzioni ma troppe criticità

Gianluigi Mattietti by

Sul numero 312 di Amadeus (novembre 2015) avevo scritto un breve editoriale (intitolato La Trasfusione) relativo al progetto SIAE intitolato Classici di oggi. Nel 2015 era stato creato all’interno della SIAE un sostegno strutturale al repertorio della musica contemporanea, volto non a sostenere direttamente i compositori (attraverso premi o borse di studio), ma a favorire le esecuzioni di nuova musica. Scovato un fondo (costituito da diritti delle trascrizioni della musica classica di pubblico dominio: circa 4 milioni di euro), una commissione di probiviri (formata da Alessandro Solbiati, membro del consiglio di sorveglianza SIAE, dal musicologo Guido Salvetti e dal compositore Alessandro Magini) aveva individuato 12 soggetti meritevoli di questi finanziamenti, in tre diverse categorie: gli ensemble con una propria stagione di concerti, le case discografiche e i centri di produzione elettroacustica.

Diversi peana si erano levati per celebrare questa iniziativa, che compensava i micidiali tagli del FUS e di altri finanziamenti pubblici, molto penalizzanti per la musica contemporanea (la musica sette-ottocentesca non solo attira più ascoltatori ma è anche di pubblico dominio, mentre per la musica contemporanea ci sono pure da pagare i diritti d’autore). Il mio editoriale entrava un po’ più nel dettaglio, evidenziando anche alcuni aspetti critici del progetto Classici di oggi, alcuni sbilanciamenti geografici nella scelta dei soggetti finanziati, alcuni evidenti conflitti di interesse.

Vediamo gli sviluppi del progetto a due anni di distanza.

Le stagioni degli ensemble

Tra i circa 50 ensemble attivi in Italia, ne erano stati selezionati sette, non proprio i migliori. Ma il criterio era che un ensemble dovesse avere una propria stagione. Così alcuni ensembles esclusi nella prima tornata (come l’Mdi), hanno creato una propria stagione per poter accedere a questa fonte di finanziamento.

Le traiettorie degli ensemble

Nell’editoriale di Amadeus avevo segnalato il caso dell’Ensemble Prometeo, che è tra i beneficiari dei finanziamenti SIAE: musicalmente un ottimo ensemble, ma non stabile, perché si costituisce occasionalmente, e sporadicamente, all’interno del Festival Traiettorie, con musicisti provenienti da altri gruppi. È parso quindi come un trucco per finanziare surrettiziamente un festival. Infatti, nelle due ultime stagioni il Festival Traiettorie ha arricchito la propria programmazione, invitando molti ensemble internazionali, mentre i concerti dell’Ensemble Prometeo restano sempre uno o due.

Negli ultimi programmi del Festival si sono viste anche numerose «prime assolute», spalmate su tutti i concerti, orgogliosamente presentate come «Commissioni del festival Traiettorie», con il logo «SIAE Classici di oggi». Ma era la giusta destinazione di quei denari? Per tacere dell’uso improprio del termine «commissione», se riferito a un pezzo nuovo, che però non viene pagato al compositore. Forse sarebbe più corretto scrivere «omaggio del compositore». E non c’è stupirsi se poi i compositori italiani preferiscono espatriare… Ma questo è tema che tratteremo a parte.

Gli altri festival di musica contemporanea in Italia, che sono alla canna del gas, cosa dovrebbero fare? Prendere esempio, dotarsi di un proprio ensemble, anche minuscolo, ed usarlo come grimaldello per accedere al forziere della SIAE?

Il criterio del sostegno agli ensemble, totalmente condivisibile, non dovrebbe servire per garantire una certa stabilità agli ensemble stessi (che in Italia non godono di finanziamenti pubblici, come avviene in vari altri paesi)? Per permettere agli ensemble, soprattutto quelli giovani, di strutturarsi, di creare un proprio repertorio, di individuare al loro interno i compositori cui fare delle (vere) commissioni?

Se l’idea era quella invece di sostenere anche i festival falcidiati dai tagli, non sarebbe stato più trasparente inserire la categoria “festival” accanto alle altre tre?

I conflitti delle incisioni

Delle due case discografiche premiate una era la Ema Vinci di Firenze, che ad ottobre 2015 aveva un catalogo di 14 cd di musica contemporanea – tre dei quali monografie di Alessandro Magini. Ora questa etichetta, grazie ai finanziamenti SIAE, ha incrementato il suo catalogo superando i 40 titoli. Non entriamo nel merito della qualità di questi dischi, ma segnaliamo che tra i campioni del catalogo (come si può vedere dall’indice sul sito, stranamente disposto in ordine alfabetico per nomi, non per cognomi) figura ancora Magini, e in ottima posizione si è piazzato lo stesso Solbiati. Tra gli addetti ai lavori è partita anche la conta di quanti tra i giovani compositori di quell’elenco sono allievi dello stesso Solbiati. Spulciando tra le pieghe della SIAE, si è scoperto che la Ema Vinci nel 2016 si è anche aggiudicata una bella fetta dei contributi del progetto SILLUMINA, per un totale di circa 30.000 euro (guarda qui le graduatorie).

Le diminuzioni delle maggiorazioni

Tra le pieghe della SIAE, si scopre anche che negli ultimi anni è radicalmente cambiato il meccanismo delle “Maggiorazioni Musica Seria”, penalizzando pesantemente i compositori. In sostanza, quando un brano di musica “seria” viene trasmesso alla radio, la somma che ottiene al minuto viene appunto “maggiorata” per compensare la scarsa diffusione di questa musica. A stabilire quale musica sia da “maggiorare per serietà” non è il contenuto musicale ma la trasmissione in cui tale musica viene inserita (ad esempio in Radio3 Suite). Fino al 2012 queste maggiorazioni erano 6 volte l’importo netto. Con la nuova gestione della SIAE, e con il nuovo statuto, queste maggiorazioni sono state dimezzate, ed è stato stabilito anche un tetto che prima non c’era. La SIAE ha istituito anche le commissioni di sorveglianza, che però su questo pare che non abbiano sorvegliato un granché. Così si è ridotta un’altra delle pochi fonti in Italia, che permette ai compositori di ricevere qualche soldo per il proprio lavoro

La consonanza dei finanziamenti

Un’occasione per riflettere, in generale, sui finanziamenti della musica contemporanea, sarà a metà ottobre un convegno organizzato da Nuova Consonanza, storica associazione romana, rassegna che è stata parte della storia della musica contemporanea. Ma che oggi è alla canna del gas, perché fuori da tutti i criteri stabiliti dai Classici di oggi. Anche per questo Roma, tra le capitali europee, resta il fanalino di coda nella musica contemporanea. A contendersi (per budget a disposizione) gli ultimi posti con Skopje e Podgorica.

Immagine di copertina © Getty Images

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