Paolino e il lupo: Rossi protagonista a Padova

Alessandro Tommasi by

Quello di giovedì 9 novembre a Padova, ad opera dell’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius, non è stato un concerto di classico stampo. Non per il programma che prevedeva due rarità come il Notturno op. 32 n. 2 di Chopin orchestrato da Stravinskij e la Suite dalle musiche per il film “Hamlet” op. 116a di Shostakovich.

Non per la presenza di Pierino e il lupo di Prokofiev in seconda parte, che ben si affiancava a questo programma di musiche “di scena” (Chopin/Stravinskij per il balletto, Shostakovich per il cinema, Pierino e il lupo per la favola). Il vero elemento di disturbo della serata è stata infatti la voce narrante: Paolo Rossi. L’attore ha fatto la sua comparsa in più momenti, fingendosi il direttore d’orchestra, presentando la sua personale versione di Amleto e del celebre monologo prima della Suite di Shostakovich e infine mostrandosi a pieno regime nella più celebre favola sinfonica di tutti i tempi.

Di quest’ultima, procedo a recensire a ritroso, la versione di Rossi è riuscita a far ridere l’intero auditorium, tra personaggi nevrotici, ambienti surreali e colpi di scena inaspettati (attenzione, il lupo è un attore morto di fame!). Variando e improvvisando sul tema, Rossi si alternava tra il regolare svolgimento della trama ed i suoi voli irreali, riuscendo a ben relazionarsi con l’orchestra e il direttore. L’esecuzione è stata tutto sommato positiva, con molto momenti ben riusciti e curati soprattutto dove più emergevano i fiati solisti e le percussioni, ma alcuni inciampi in un brano così spesso presente nei loro programmi sorprendevano non poco. Una menzione positiva al primo oboe Paolo Brunello, ottimo nei soli dell’anatra e capace anche di improvvisarsi piccione e impiegato del catasto, seguendo gli stravolgimenti di Rossi. Il risultato è stato di grande entusiasmo per il pubblico, che ha tributato calde ovazioni e applausi ad attore, orchestra e direttore.

Il direttore ha avuto modo di mostrarsi con più completezza nella Suite di Shostakovich, il brano musicalmente meglio riuscito della serata. La complessa ma estremamente efficace composizione è stata ben curata in molti dettagli, dalle iniziali sferzate dell’Introduzione fino alla strisciante tensione de Il Fantasma e Ofelia, con alcuni picchi di intensità ne L’avvelenamento e nello splendido finale Duello e morte di Amleto. Marco Angius si è dimostrato senza dubbio a suo agio sul brano novecentesco, riuscendo soprattutto nei passaggi più tesi o dal carattere militarmente aggressivo, piuttosto che in quelli più distesi o espansivi come Nel giardino e Il ballo a Palazzo. Unico, principale, problema è stata l’intonazione, soprattutto degli archi e in special modo di primi violini e violoncelli.

Questo problema si era mostrato ancora più marcatamente nel Notturno di Chopin trascritto da Stravinskij, una rielaborazione senza dubbio interessante, che però trascurava il carattere intimo del brano ed al contempo non riusciva a trascinare l’energia tra un elemento e l’altro. I soli di primo violino, primo violoncello e primo flauto sono qui stati decisamente poco curati, avendo l’orchestra evidentemente concentrato la sua attenzione soprattutto sulla Suite di Shostakovich.

Ci si auspicherebbe in futuro una maggiore solidità da parte degli archi, che ci avevano dato prove ben migliori durante la precedente stagione o il festival estivo. Seppur un po’ debole, però, l’inizio ha avuto il pregio di portare una versione senza dubbio poco nota del Notturno chopiniano ed è stato rapidamente eclissato dal dilaniante dramma interiore dell’Amleto di Marco Angius e dall’irriverente ed espansivo umorismo del Pierino di Paolo Rossi.

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