La finanza diventa etica: Fabio Bonizzoni

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Abbiamo incontrato il direttore artistico del Festival Note Etiche, Fabio Bonizzoni, uno dei principali clavicembalisti e organisti della sua generazione, direttore d’orchestra e con una discografia pluripremiata all’attivo.

La rassegna, nata a Milano nel 2014 dalla collaborazione tra l’Associazione Hendel e L’Ensemble La Risonanza, diventa quest’anno un one day festival dal titolo L’arte della sostenibiltà. Il tema rimane il legame, che apparentemente può sembrare labile, tra finanza ed etica e non è un caso che l’evento, previsto per domenica 19 novembre, si tenga in uno dei templi della finanza italica: Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, in concomitanza e collaborazione con la Book City Milano. Non ci saranno però grandi investitori, né plurimiliardari: niente denaro, se non quello usato responsabilmente e “riabilitato” grazie alla musica, al teatro, e ai laboratori, con l’obiettivo di raccontare un nuovo atteggiamento possibile, etico e sostenibile, nella gestione degli strumenti finanziari. Tra i protagonisti della giornata, l’orchestra La Risonanza – di cui Bonizzoni è direttore – insieme al New Made Ensemble, in partnership con il Forum per la Finanza Sostenibile per la parte di conferenze e spettacoli teatrali. L’evento sarà dedicato, come ogni anno, al ricordo della moglie di Bonizzoni, Chiara Manzoni, giornalista esperta di sostenibilità economica in campo finanziario.

Finanza ed etica, nell’immaginario comune, non vanno esattamente a braccetto. Come può il linguaggio dell’arte creare un ponte tra le due?

In molti modi. La musica e l’arte abbattono barriere e permettono un dialogo anche dove non c’è un linguaggio comune, procedono spesso non per logica ma per intuizioni, comunicando emotivamente delle verità che invece razionalmente saremmo riluttanti ad accettare. La forza dell’emozione dà all’arte il suo potere di convincimento e persuasione, e in questo modo noi la vogliamo usare: per mostrare una strada che andrebbe seguita anche nelle politiche economiche, o negli investimenti personali. È anche un mezzo per spingere il pubblico dei non addetti ai lavori ad avvicinarsi a questi temi e a riflettere su come la diffusione della finanza sostenibile possa nascere anche da noi potenziali piccoli investitori.

Quanto si lega al ricordo e al lavoro di Chiara Manzoni il fatto che L’arte della sostenibiltà non sia solo un festival di musica ma abbracci anche altre iniziative e competenze?

Chiara era una persona dai poliedrici interessi e, quantunque focalizzata sul lavoro nell’ambito del giornalismo finanziario, era curiosa in moltissimi ambiti diversi. In questo senso un festival che proponga sia musica che varie arti è vicino a quella che era la varietà dei suoi interessi. Tuttavia il legame forte con il suo lavoro, ciò che ci ha spinto dall’inizio a creare questa manifestazione, è il riprendere il testimone da lei lasciato dell’importanza di sensibilizzare tutti alla necessità di scelte consapevoli anche in ambito finanziario. Solo venendo a conoscenza dell’esistenza di una “buona” finanza la si può scegliere e preferire a una puramente speculativa.

Parliamo del laboratorio Fiabe e Denaro, organizzato dalla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (FEDUF). In che modo i bambini saranno guidati all’interno di un tema così lontano dal loro mondo e dalle consuetudini “usa e getta” del nostro tempo?

Dobbiamo adattare il modo di comunicare a chi ci ascolta, per questo ci siamo rivolti ad una fondazione specializzata nel linguaggio dei bambini per avvicinarli ad una materia lontana da loro. Se usiamo la musica e il teatro per parlare ai “grandi”, useremo le immagini e i giochi per parlare ai piccoli, ma guai a non iniziare da loro! L’educazione alla necessità di uno sviluppo sostenibile deve iniziare dalle elementari e continuare con le scuole medie e superiori. Proprio perché viviamo in un’epoca “usa e getta”, all’opposto della sostenibilità, il nostro sforzo verso le giovani generazioni dev’essere massimo.

A chiudere la giornata sarà il concerto dedicato a Chiara nel quale si affiancheranno le note di Schoenberg e Monteverdi. Com’è nata la scelta di due compositori così diversi tra loro?

Uno dei temi più frequenti dei concerti che da quattro anni dedichiamo al ricordo di mia moglie è il dialogo tra mondi lontani, per questo scegliamo composizioni o autori agli antipodi, ma che abbiano qualcosa in comune. In questo caso entrambi i musicisti scelti sconvolsero le regole compositive del loro tempo e tanto i madrigali dell’Ottavo Libro di Monteverdi, da cui sono tratti i brani in programma, quanto Verklärte Nacht di Schoenberg, mettono in musica storie d’amore e di emozione. Con linguaggi diversi, le composizioni di oggi hanno tutte si ispirano tutte all’essenza dell’uomo, così vorremmo che anche la finanza mettesse l’uomo e il bene comune al centro delle sue preoccupazioni.

Immagine di copertina Ph. Marco Borggreve

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