Goodbye, Lenin! Yann Tiersen tra ironia e nostalgia

Samantha Colombo by

Probabilmente Wolfgang Becker non ne aveva idea ma, nel 2003, avrebbe presentato nelle sale il suo film più noto: “Goodbye, Lenin!”. Il regista tedesco, che ambienta il lungometraggio proprio a Berlino, tra Alexander Platz e Karl-Marx-Allee, ha in mente infatti una storia dolceamara, in grado di far riflettere (e un po’ sognare) anche chi della riunificazione tedesca non sa un bel niente.

Protagonista è una famiglia della Germania Est: alla madre, accesa sostenitrice del regime, viene un colpo nel vedere il figlio Alex (Daniel Brühl) picchiato durante una manifestazione filo-occidentale. Quando si risveglia dal coma in cui è finita, il muro è già crollato. Per non dare ulteriori shock alla donna, Alex inizia così una vera e propria farsa, ricostruendo una fittizia vita cullata nel grembo della DDR.

Emozioni tiepide, ironia e una vaga nostalgia non possono che trovare in Yann Tiersen il suo perfetto esecutore. Così, il suono del piano accompagna la delicatezza del  sogno effimero costruito da Alex sin dalle prime scene. Il tema principale fa il suo ingresso nella pellicola con il brano “Summer 78”, presente nella colonna sonora sia in versione strumentale sia sottolineato dalla voce ultraterrena di Claire Pichet. In questa breve traccia, è racchiusa tutta la delicatezza delle emozioni che muovono la trama. E le atmosfere si muovono in diverse direzioni, da “Dishes”, dove la melodia viene sostituita da tocchi più marcati e svelti e una (quasi) maestosa “The Deutsch Mark Is Coming”.

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