Winterreise: la prima creazione di Angelin Preljocaj per il Balletto scaligero

Valentina Bonelli by

Il direttore del Ballo Frédéric Olivieri l’aveva in mente da tempo: portare alla Scala il connazionale Angelin Preljocaj con una nuova commissione. “Annonciation”, “Le Parc” e “La Stravaganza” furono debutti nazionali, sì, ma una creazione mancava. L’occasione si è presentata con il ciclo di balletti su musica da camera ideato dal sovrintendente Pereira: la scelta del coreografo francese è caduta sui 24 lieder di Schubert “Winterreise” (Viaggio d’inverno), cantati dal basso-baritono Thomas Tatzl, al suo debutto scaligero, nell’interpretazione al pianoforte di James Vaughan.

Angelin Preljocaj, come ha ideato il suo Winterreise?
«I danzatori, insieme al cantante, al pianista e al pubblico sono parte di un dispositivo che origina una conversazione intima. Naturale mi è venuto il riferimento ai Dolori del giovane Werther di Goethe per l’ossesisone della morte e la poetica della malinconia. La morte viene inseguita e non trovata così si cerca sollievo altrove, anche nella malinconia. Ho pensato pure alla metafora della “petite mort” (piccola morte), che in francese significa “orgasmo”, perché il piacere sessuale ha in sé l’idea della consunzione. D’altra parte Schubert morì trentunenne per le conseguenze della sifilide, l’Aids di allora».

Ritrovremo una narrazione nella sua coreografia?
«Non propriamente. Ci sono piuttosto piccoli segni, spunti di narratività, momenti che rievocano stati, a volte depressivi a volte giocosi. Per la coreografia mi sono lasciato trasportare dai lieder: alcuni, più movimentati, suggeriscono una folla, ed ecco l’insieme; altri ripiegano sulla solitudine o sull’amore deluso, ed ecco assoli o passi a due. Ho preferito una forma aperta, in cui lo spettatore possa muoversi liberamente, munito delle chiavi che ho voluto dargli per aprire piccoli regni».

Cosa ci dice dei danzatori?
«I danzatori sono dodici: Antonella Albano, Virna Toppi, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone, Chiara Fiandra, Agnese Di Clemente, Marco Agostino, Christian Fagetti, Matteo Gavazzi, Marco Messina, Eugenio Lepera, Andrea Risso; un paio già li conoscevo dai miei balletti allestiti per l’Accademia. Mi ha colpito la loro rapida evoluzione nell’acquisire la mia scrittura coreografica, che hanno saputo tradurre in un linguaggio nuovo».

Ma qualcuno incarna il protagonista dei lieder, quel viandante solitario che compie l’estremo viaggio, forse lo stesso compositore?
«Ogni danzatore può avere in sé una sfaccettatura dello stesso personaggio, il quale ha una personalità con qualche tratto anche femminile, che si ritrova nel tema del diamante e dello specchio. Vi alludono i costumi, per questa produzione creati da me: sono a dominante fumé e petrolio, mentre i colori appaiono come un miraggio, una speranza inesistente».

Perché questa scelta musicale, e soprattutto: ne è soddisfatto?
«Perché mi attirano le vette, in questo caso musicali. Era l’occasione di lavorare su un capolavoro e non potevo perderla. Dostoevskij diceva: “cerco di darmi soggetti che mi oltrpassino”, e anch’io, così da essere obbligato a guardare in alto».

Winterreise, Teatro alla Scala: 24, 25, 26, 29, 30 gennaio; 1 febbraio; 8, 9 marzo.
Anteprima: 23 gennaio a favore della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus
Info: teatroallascala.org

Foto Ph. Brescia e Amisano – Teatro alla Scala

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