Pomigliano Jazz Festival: conclusa l’edizione estiva

Valentina Grotta by

Spesso, anzi quasi sempre, la bellezza di una cosa è direttamente proporzionale alle difficoltà che si affrontano per raggiungerla. Domenica 9 settembre 2018 si è conclusa la sessione estiva della 23a edizione del Pomigliano Jazz Festival, la manifestazione che riunisce, ogni anno, i migliori musicisti internazionali di jazz in concerti dislocati in diverse location sul suolo campano.

Quest’anno ci sono stati i Baustelle con l’Orchestra Napoletana di Jazz, Tony Esposito, Maria Pia De Vito, Daniele Sepe e il clarinettista francese Louis Sclavis, con tre concerti, l’ultimo dei quali sul cratere del Vesuvio.

Il Vesuvio: l’ombra che cala nelle finestre delle case di Ercolano, il profilo che vedi disegnato nel cielo come un tatuaggio se vivi a Marano, la montagna tangibile, verde, con il fianco morbido come un tappeto se vista dal versante nord, da Pomigliano d’Arco.

Che lo si guardi da lontano o da vicino, capita spesso di vedere, la sera, un piccolo puntino luminoso lì in alto, sul cratere. Sabato quel piccolo puntino eravamo noi. Puntini talmente alti da poter vedere tutto senza essere visti. Le cose belle sono difficili da raggiungere. E il concerto sul Vesuvio bisogna proprio volerlo, perché per arrivare al Gran Cono viene richiesto un certo impegno.

Si parte dalle pendici, da lì la strada è ancora percorribile in auto per un po’. La vegetazione lungo il percorso è rigogliosa. Sul bordo della strada compaiono, di tanto in tanto, delle grandi statue. La parte da fare a piedi parte da quota 1000 metri. Da lì è necessario abbandonare l’auto; il percorso è una chiara preparazione a quello che verrà: i rumori si attutiscono, l’aria è più sottile. Le guide conoscono ogni particolare storico, ogni dettaglio geografico della montagna, e raccontano anche della minaccia rappresentata dal Vesuvio, ma la loro è una descrizione che si scontra con la visione di un cielo immobile e azzurro, di nuvole pacifiche, di colori brillanti. Il Vesuvio non sembra una minaccia: è una forza.

A 1281 metri, sul Gran Cono del Vesuvio, c’è il palco. Ed eccoci qua, alla penultima tappa del percorso di quest’anno. Su cratere ci aspettano Louis Sclavis e Dominique Pifarely, clarinetto basso e violino, preannunciati da un applauso silenzioso (per non disturbare la fauna l’applauso è sostituito da un movimento delle mani alzate).

Inizia il concerto: a volte la melodia sfugge, è complicata, piena di immaginazione e di sorprese, a volte la musica si fa più chiara e riconoscibile. Sclavis ha composto una melodia per il vulcano che ci ospita. Il pubblico è seduto a terra, ci vuole qualche minuto per abituarsi a questa posizione.

Ma ad un certo punto tutto si fa più comprensibile, più reale, come se i denti di un ingranaggio si fossero finalmente incastrati perché ogni cosa fosse al suo posto. Succede sempre sul Vesuvio: il pubblico all’improvviso non parla più, nessuno bisbiglia neppure.

Il concerto ha qualcosa di scomodo che deve portare a sentirsi per un momento estranei, fuori luogo e persi. Solo così quello che si ascolta arriva al suo vero compimento: permettere a ciascuno di trovare un appiglio altrove, nella musica, o in un posto più nascosto.

Partecipare per più anni consecutivi al Pomigliano Jazz Festival costituisce dunque una forma di allenamento: all’ascolto – naturalmente; un allenamento fisico, per raggiungere i diversi luoghi del festival, ma rappresenta soprattutto un esercizio emotivo. Per assistere a concerti come questi bisogna essere disposti a cambiare repentinamente prospettiva su quello che si sta guardando e ascoltando, perché è raro ricevere – tutti insieme – degli stimoli sensoriali così diversi e così profondi; talmente innovativi da essere percepiti in un primo momento come estranei, fino a che, invece, non si fa esperienza del cambiamento: lassù tutto è giusto e perfetto e lì sotto – dove nessuno ci può vedere – tutto è lontano.

Le cose belle sono difficili da ottenere, ma è grazie a queste cose che si riesce a cambiare. Almeno per un po’.

Altre date del Pomigliano Jazz Festival 2018: 6-10-29 ottobre. Info su pomiglianojazz.com

Storie di ieri: il Vesuvio

Immagini Ph. Titti Fabozzi

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