Lecce: “Le Maschere” di Fredy Franzutti per il suo Balletto del Sud

Valentina Bonelli by

È uno spettacolo d’antan, nel senso più squisito del termine, Le Maschere, del coreografo e regista Fredy Franzutti per il suo Balletto del Sud. Il Gala-Concerto à la russe presentato in anteprima al restaurato Teatro Apollo di Lecce, unisce felicemente, e come ormai di rado accade, balletto e musica, su un motivo che è stato topos per entrambe le arti.

Per i ballettomani il repertorio creato intorno alla maschera è di irresistibile malia, indugiando su quel registro grazioso che al balletto è connaturato. Franzutti recupera gioielli russi poco rappresentati in Occidente come Il Carnevale di Venezia: pas de deux su musica di Pugni che cita il tema di Paganini.

Nel gesto del cavaliere che sfila la maschera alla damina c’è tutto il gusto del primo Petipa, restituito con stile squisito dalla coppia ospite dal Teatro alla Scala: Vittoria Valerio ed Emanuele Cazzato.

Petipa tornò al tema nel petit chef d’œvre Arlequinade ou Les Millions d’Arlequin, con i personaggi della Commedia dell’arte e la partitura di Riccardo Drigo, di cui divenne popolare come serenata una melodia, cantata anche da Beniamino Gigli. Il Gala riproprone il pas de deux del balletto che gli ospiti Arianne Lafita Gonzalvez e Vittorio Galloro dal Ballet Nacional de Cuba presentano nella vezzosa versione della directora Alicia Alonso.

Quanto agli inizi del Novecento Petipa fosse ancora maestro per la generazione aperta alle avanguardie appare nel pas de trois tratto dal petit ballet La Fata delle bambole dei fratelli Legat. I due Pierrot dai sorrisi haffmanniani e la poupée sorella di Coppelia, l’estro meccanicista già del secolo nuovo, sono brillantemente interpretati dai Primi ballerini del Balletto del Sud: Carlos Montavan, Alessandro De Ceglia, Nuria Salado Fustè.

La ricostruzione della coreografia originale è di Fredy Franzutti e del maestro di ballo della compagnia, Francesco Sorrentino, così come per l’altro (vivissimo) reperto: un frammento dal Carnaval di Fokin, con i costumi originali di Bakst ripresi da un libro fotografico donato dalla coppia Fracci-Menegatti. Le schermaglie amorosamente mimiche tra Colombina e Arlecchino, allora interpretati da Tamara Karsavina e Vatslav Nižinskij, sono riportate in vita con sentita  mimesi da Alice Leoncini e Alexander Yakovlev.

La partitura di Schumann all’epoca orchestrata è riproposta al Gala nella versione originale, interpretata con cristallino trasporto dal pianista Francesco Libetta, che da pugliese è ospite frequente del Balletto del Sud.

Altri brani musicali da concerto sul tema della maschera scadiscono il programma, spunto per Franzutti  per la composizione di coreografie originali. Proprio durante il Carnevale romano debuttò Il Barbiere di Siviglia: l’aria Una Voce poco fa è eseguita dal soprano Silvia Susan Rosato Franchini, interprete anche di Voi che sapete, su cui danza uno stilizzato trio settecentesco, mentre sulla Tarantella di Rossini appaiono coppie di pulcinella, maschi e femmine, in una elegante coreografia partenopea.

In tutt’Europa il Carnevale vedeva modificare le stagioni operistiche con titoli leggeri e operette: l’Omaggio a Offenbach nei bicentanario della nascita è un elegante can-can mascherato per la compagnia femminile, mentre i bagordi che nella Traviata impazzano sotto le finestre di Violetta morente sono sfondo di un neo-romantico duetto tra Nuria Salado Fustè e Alessandro Di Ceglia.

Ha invece toni carnacialeschi iberici La Morisca, ovvero una cachucha, modellata sull’originale pièce de résistance della ballerina romantica Fanny Elssler trasmessa a Franzutti da Carla Fracci e interpretata con brio dalla giovane Carolina Sangalli.

Gran finale per la compagnia al completo nel rapinoso valzer di Chačaturjan Maskarad, sulla pièce di Lermontov: ballo fatale per la storia russa e per gli autori che se ne cimentarono, fonte oggi di trascinante ispirazione per il Balletto del Sud e il suo direttore coreografo.

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