Il festival di Christian Deliso fa rinascere la Casina di Bacoli

Gaetano Santangelo by

Maestro Deliso questa volta, se lei è d’accordo, cominciamo dalla fine. È un percorso insolito, soprattutto per un’intervista, ma qualche volta è utile cambiare gioco. La fine, in questo caso, è un luogo magico: la Casina Vanvitelliana di Bacoli, dove si è appena concluso il ciclo di concerti da lei curato e diretto. Com’è nato quest’appuntamento, che tanto successo ha riscosso?

Come spesso succede le cose accadono per caso, una domenica sono andato fuori a pranzo con la mia famiglia e ho portato mia moglie che non è italiana a vedere questa struttura unica al mondo, ovvero la Casina Vanvitelliana. In questo edificio ha suonato Mozart da bambino e ha soggiornato gente del calibro di Rossini, Pietro il grande, Metternich e tanti altri. Così ho chiesto se qualcuno organizzasse concerti in questa struttura. I ragazzi del Centro Ittico Campania mi hanno guardato come se fossi pazzo, dato che nessuno ci aveva mai fatto nulla; poi mi hanno indirizzato al responsabile Nunziante Lucci, con il quale è nata subito una grande intesa. Siamo partiti con un piccolo budget e con la sala mezza vuota, poi con le Quattro stagioni di Vivaldi abbiamo avuto il sold out e quest’anno, grazie anche al sito internet, i biglietti sono stati venduti tutti in una settimana. Il successo dunque è nato da tre fattori: la location innanzitutto, già di per sé magica, l’armonia e l’amicizia della nostra squadra formata da giovani instancabili e appassionati lavoratori e dalla qualità dei musicisti impiegati che si sono prestati nonostante i cachet molto ridotti. A questo va aggiunta sempre la grande intuizione partenopea: prima del concerto, per esempio, il pubblico viene accompagnato in visita all’edificio da due maggiordomi in livrea borbonica, che fanno gli onori di casa e raccontano la storia della casina del Re di Napoli.

Vista la bellezza del luogo che presenta uno scenario unico, ci sono possibilità che qualche rete televisiva registri i concerti e li trasmetta?

Spero di sì. Io non mi lascerei scappare questa occasione se fossi direttore di qualche televisione. Speriamo di attirare tanto l’attenzione da poter avere questa grande opportunità.

Quali sono i programmi futuri per questo Festival?

Intanto speriamo di essere riconfermati alla guida del festival dopo le elezioni del 25 giugno, poi abbiamo un grande sogno, portare anche la lirica. Fare un’opera in mezzo all’acqua sarebbe qualcosa di straordinario. L’altra novità sarà comprare un pianoforte per poter sfruttare il grande repertorio di questo strumento.

È realistico pensare che la musica possa far nascere maggior interesse dal punto vista turistico e culturale, così da risvegliare anche l’attenzione dei potenziali finanziatori pubblici e privati, più attenti al fattore economico che a quello meramente culturale?

Spero di si, ma non mi illudo. La mia rabbia è che se questa struttura si trovasse in Finlandia, in Germania, o in USA, sarebbe una dei luoghi più famosi al mondo. Sembra che in Italia non si comprenda il valore e l’opportunità di queste location.

Lei è nato a Napoli, da uno a dieci, che peso hanno sulla sua attività di interprete le sue origini, l’aria che si respira in questa città, del tutto particolare e diversa da ogni altra, e tanto per dirne una la tradizione musicale e le sue canzoni?

Io credo dieci. Non me ne vogliano i miei connazionali, ma chi è nato a Napoli ha una marcia in più, per tantissime ragioni che non è il caso qui di elencare. Questo mi ha aiutato nella mia professione, ma è anche un peso quando sai di avere dietro una tradizione musicale e artistica così ingombrante. Quando mi esibisco a San Pietroburgo, per esempio, avverto questo peso: li hanno l’abitudine di avere una speaker che annuncia al pubblico chi suona, chi canta e chi dirige; ebbene, quando dice il mio nome e poi aggiunge “da Napoli” io sento sempre un “oh” del pubblico che sa di grande ammirazione e rispetto per la nostra cultura.

Ritiene che il nostro Paese possa colmare la lacuna che, per quanto riguarda la cultura musicale, lo vede relegato nelle ultime posizioni?

Al momento io vedo una ripresa, anche se non supportata dalle amministrazioni comunali. Però sento che qualcosa sta cambiando e sono fiducioso nel futuro.

Quali sono a suo giudizio le soluzioni?

La prima che mi viene in mente è far organizzare gli eventi e i concerti a persone specializzate in questo campo. Abbiamo molti giovani laureati in amministrazione di beni culturali e in scienze dello spettacolo, però poi un manifesto di un concerto viene fatto fare a un segretario comunale, che capisce di spettacolo come io capisco di uncinetto; questo non va bene. Sembra che chiunque possa mettere bocca sull’organizzazione di un evento, eppure io non vado a dire a un architetto come deve costruire un edificio. L’Italia deve dare il lavoro a gente che è specializzata in quel tipo di lavoro: persone giuste nei posti giusti.

Si dice che per emergere occorre fare molta gavetta. Lei forse ha bruciato le tappe perché nonostante la sua giovane età ha già un’intensa attività che la tiene impegnato in Italia e all’estero. Ci racconta come è avvenuto questo miracolo?

Io ho fatto e sto facendo ancora molta gavetta, ed è giusto che sia così: diffido di quei giovani direttori d’orchestra che fanno il primo concerto alla Scala di Milano o alla Fenice di Venezia. Vengo da una famiglia che non ha nulla a che vedere con la musica, e quindi ho faticato più degli altri. Ho iniziato a studiare pianoforte tardi intorno ai quattordici anni, ma ero e sono determinato. Ho incontrato figure dell’ambiente che invece di aiutarmi mi hanno ostacolato, quindi non parlerei di miracolo, ma di caparbietà. Mi fanno sorridere alcuni colleghi che aspettano la chiamata per un concerto stando a casa, io subito dopo il diploma, ho preso uno zaino e un panino e ho seguito alcuni grandi direttori come Fogliani, Rovaris, Kocsar: e mi è convenuto, perché non solo ho imparato tanto ma ho conosciuto anche la mia bellissima moglie.

Per finire e per rispettare le regole quali sono i suoi prossimi impegni e, dato che tutti li abbiamo, i suoi sogni nel cassetto?

Tra pochi giorni sarò al Festival di san Pietroburgo per dirigere il doppio Concerto di Mozart k 365 con due eccezionali pianisti italiani, Marco Sollini e Salvatore Barbatano, poi sarò a Milano e Treviso con le Quattro stagioni di Vivaldi. In agosto ho un’altra sfida: Scalea Classica giunta al secondo anno e che quest’anno prevede un ricco cartellone con pianisti, musica da camera, e ben quattro eventi con orchestra. Il mio sogno nel cassetto è avere sempre la stima e la fiducia dei colleghi, perché solo così avrò la prova che ho lavorato bene al servizio della grande musica.

Foto di copertina: la Casina Vanvitelliana di Bacoli

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