Festival Carniarmonie: Bahrami e Mercelli nel nome di Bach e Federico II

Alessio Screm by

Era il 7 maggio del 1747 quando Johann Sebastian Bach si presentò a sorpresa nel castello di Postdam, proprietà di Federico II re di Prussia, raffinato flautista – molto più che dilettante, considerato che scrisse anche un metodo per questo strumento –, ammiratore del genio di Eisenach. Quel castello, nominato dal sovrano illuminato “Sanssouci”, accoglieva una straordinaria collezione di strumenti musicali, molti da tasto, sui quali Bach si prodigò in diverse improvvisazioni, dietro esplicita richiesta del re. Da qui nacque l’Offerta Musicale (Musikalisches Opfer BWV 1079) che accoglie in varie forme polifoniche il “tema regio” di Federico II, dal quale il grande compositore seppe trarre luminose ispirazioni. Un’amicizia la loro che proseguì anche attraverso il figlio Carl Philipp Emanuel Bach, clavicembalista di cappella alla corte del Grande.

Proprio su questo alto momento storico e musicale era incentrato il concerto inaugurale del festival Carniarmonie, giunto alla ventiseiesima edizione – il festival più antico e innovativo della montagna friulana –, con ospiti due interpreti sopraffini: il pianista Ramin Bahrami ed il flautista Massimo Mercelli.

Assodato il loro feeling, in virtù di tante esibizioni assieme su palcoscenici importanti, anche nell’antica pieve di Santo Stefano a Cesclans di Cavazzo, un piccolo quanto incantato borgo montano, dove hanno saputo dare al numerosissimo pubblico accorso prova della loro intesa, attraverso un programma gravitante sul quel celebre “tema regio” che bene si presta alle più varie forme di polifonia, come Bach con molta evidenza ha dimostrato.

Dalla Fuga canonica in epidiapente al Ricercare a tre dall’Offerta Musicale, lungo una serie di Sonate composte a quattro mani da Bach padre e figlio (è nei tempi lenti che si saggia la penna compositiva di Johann Sebastian, mentre i tempi veloci sono materia del figlio Carl Philipp Emanuel), il concerto cameristico barocco si è distinto per la pulizia di suono, la certosina cura ritmica, in particolare nelle entrate delle varie voci e nel trattamento contrappuntistico, oltre ad una verve interpretativa che ha saputo distanziarsi da una filologia spesso costringente, in favore di un trattamento personale e mai incongruente. Mirabili la Sonata in do maggiore e do minore, nei loro quattro movimenti pregnanti, nei fugati e nelle fughe architettate alla perfezione, negli equilibri sonori dosati con cura ed eleganza, per un concerto che ha visto un unanime e sentito apprezzamento del pubblico, soddisfatto a fine prova da due bis altrettanto amati: il primo movimento della Sonata in sol minore BWV 1020 e una Siciliana di Bach padre.

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