Un Ballo in maschera in bianco e nero per la stagione lirica di Ancona

Mara Lacché by

In una rinnovata atmosfera scandinava, l’amore infelice e le congiure politiche del verdiano Ballo in maschera sono tornate, il 23 settembre 2018, sulle scene anconetane. In occasione della nuova stagione lirica del Teatro delle Muse, è stata ripristinata la versione del libretto di Antonio Somma pre-censura del 1858, con l’ambientazione stoccolmiana e i nomi dei personaggi della prima versione direttamente ispirati al libretto di Eugène Scribe per Daniel Auber (Gustave III, ou le Bal Masqué, 1833). L’originale allestimento, concepito da Pete Brooks come un “flashback allucinatorio”, ha trasportato le vicende, tramite le austere scene e i costumi di ispirazione espressionista di Laura Hopkins e il video design di Simon Wainwright, nel periodo immediatamente precedente la Grande Guerra ovvero, secondo lo stesso regista, in quel «momento di transizione tra la vecchia Europa monarchica ed i regimi del XX secolo», perfetta metafora dei dissidi interiori del protagonista.

Riccardo è tornato ad essere Gustavo III, Re Di Svezia, il raffinato uomo di mondo, interpretato dal limpido timbro tenorile di Otar Jorjikia, e l’amico-rivale del Capitano Anckarström (il Renato cui ha dato vita l’intensa ed espressiva voce brunita del baritono Alberto Gazale), in quanto innamorato della bella Amelia, il soprano Ana Petricevic, composta ma emozionante, ad esempio nella dolorosa aria “Morrò, ma pri1ma in grazia” (Atto III).

Accanto al paggio Oscar, raffinato personaggio en travesti impersonato dal soprano Veronica Granatiero, l’indovina Ardvison (Ulrica) del mezzosoprano Anastasia Pirogova, il marinaio del baritono Luca Bruno, e l’allampanata coppia dei congiurati, i conti Horn e Ribbing, già Samuel e Tom, interpretati da Enrico Marchesini e Davide Procaccini hanno saputo restituire, grazie a notevoli capacità interpretative e a presenza scenica, quella dimensione ironica che fa del Ballo «una commedia con lati oscuri» (Julian Budden).

A completare il cast equilibrato e di ottimo livello, occorre annoverare Andrea Ferranti nel ruolo del giudice e Alessandro Pucci, un servo, mentre grande rilievo ha avuto il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” (diretto da Arnaldo Giacomucci), impegnato nelle solenni scene di massa.

Ne è scaturito uno spettacolo interessante ed emozionante, efficace ancorché non particolarmente originale dal punto di vista scenico, e in cui l’intensa drammaticità e la ricercatezza armonica della partitura verdiana sono state evidenziate dall’attenta direzione di Guillaume Tourniaire, sul podio dell‘Orchestra Sinfonica “G. Rossini” (con l’intervento dell’Orchestra Fiati di Ancona).

Immagine di copertina Ph. bobo antic

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