The Yellow Shark: in tour l’Ensemble Giorgio Bernasconi dell’Accademia della Scala

Luisa Sclocchis by

Anticonformista, ironico, ribelle, dissacratore, geniale, provocatore ma soprattutto libero. Frank Zappa è stato tutto questo. Ma anche incapace di concepire limiti, barriere o confini entro cui contenere la musica. «Una colonna portante nel tempio della musica», così lo definì Pierre Boulez. A Zappa è dedicato il progetto “The Yellow Shark” che vedrà protagonista l’Ensemble Giorgio Bernasconi dell’Accademia del Teatro alla Scala. A Zappa, ma anche alla padronanza della materia musicale che lo rese unico e capace di spaziare tra generi. Alla sua arte dei suoni, priva di etichette. Un esempio di apertura oggi più che mai utile per i giovani. «Frank Zappa was rock and roll’s sharpest musical mind and most astute social critic. He was the most prolific composer of his age, and he bridged genres – rock, jazz, classical, avant-garde and even novelty music – with masterful ease», queste le parole riportate nella motivazione ufficiale per la sua ammissione alla Rock’n’Roll Hall of Fame.

“The Yellow Shark” risale al 1991, anno in cui fu commissionato al genio statunitense dall’Ensemble Modern di Francoforte. Fu allora che l’Ensemble volò a Los Angeles per provare nei Joe’s Garage Studios e Peter Rundel, violinista dell’ensemble, divenne il prescelto dall’autore per alternarsi a lui sul podio – Zappa era infatti consapevole del rapido incedere del male che lo avrebbe di lì a poco portato alla morte.

Nel 1993 “The Yellow Shark” diviene un album che raccoglie 18 pezzi, ultima opera discografica di Zappa scomparso poi nel dicembre dello stesso anno. Si svolge tra leggii, strumenti, ance da clarinetto e confezioni di corde appena sostituite, la conferenza stampa di presentazione del progetto che, dopo 25 anni di silenzio, rivedrà Peter Rundel dirigere “The Yellow Shark”: ora come allora, ma questa volta alla guida dei giovani musicisti dell’Ensemble Giorgio Bernasconi.

Siamo nella Sala Prove “Abanella” del Teatro alla Scala: a presentare il progetto Luisa Vinci, Direttore Generale dell’Accademia Teatro alla Scala, Alessandro Borchini, Direttore Comunicazione e Marketing Piccolo Teatro di Milano, Paolo Cantù, Direttore Generale e Artistico Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Peter Rundel, Direttore d’orchestra. “The Yellow Shark” sarà sabato 6 e domenica 7 ottobre al Piccolo Teatro di Milano, mercoledì 10 ottobre al Parco della Musica di Roma per Romeuropa Festival, e venerdì 12 ottobre al Teatro Valli di Reggio Emilia per Festival Aperto. «L’Accademia del Teatro alla Scala, scuola di alto perfezionamento, organizza innumerevoli eventi con l’obiettivo di favorire l’approfondimento in campo sinfonico, operistico e di balletto ma 8 anni fa fu fondato l’Ensemble Giorgio Bernasconi con l’intento di preservare il repertorio del secolo passato e del presente, quello riguardante la musica moderna e contemporanea meno eseguita anche nei conservatori – spiega Luisa Vinci e prosegue – questo progetto rappresenta una sfida importante volta alla riscoperta di quello che si può definire una sorta di testamento di Zappa, artista conosciuto prevalentemente per la sua anima rock. Ma anche una fortunata opportunità di sinergia con rilevanti realtà come il Piccolo Teatro di Milano, il Parco della Musica di Roma e il Teatro Valli di Reggio Emilia».

Cosa significa per Rundel poter riproporre oggi a giovani musicisti quel progetto vissuto con Zappa e tanto denso di significato? «Si tratta di un’esperienza che ricordo come perfetta e per questo ho finora rifiutato di ripetere. Ma ritengo che suonare questa musica possa essere di grande aiuto per i giovani musicisti classici, per la loro mentalità. Si tratta di un messaggio di apertura. Di un sostegno alle nuove generazioni all’insegna di una concezione della musica senza barriere né confini. Un linguaggio fatto di un insieme di stili che va dal jazz al rock, dalla musica moderna a quella hollywoodiana. Una ventata d’aria fresca che ricorda un approccio altro, quello di Zappa, non solo alla musica ma anche alla società e alla vita in genere». Ciò che si respira, evidente, è un grande amore per il progetto, notoriamente garanzia di successo.

Immagine di copertina Ph. Sara Marcheschi

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