Si è spento Friedrich Lippmann, insigne specialista dell’opera italiana: il ricordo di Franco Piperno

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Nella giornata di sabato 9 marzo si è spento Friedrich Lippmann, insegne musicologo benemerito per gli studi sulla musica operistica italiana con particolare riferimento a Cimarosa, Paisiello e Bellini.

Lippmann era nato il 25 luglio 1932 a Dessau ed aveva studiato musicologia con Anne Amalie Abert, Adam Adrio e Friedrich Blume alla Freie Univeristät ed alla Humboldt Univeristät di Berlino (1951-1956) poi all’università di Kiel. Nel 1964 accettava di succedere a Helmuth Hucke in qualità di direttore della Musikabteilung (sezione musicale) dell’Istituto storico germanico di Roma, carica che terrà ininterrottamente per trentadue anni contribuendo in maniera determinante a fare di quella sezione e della sua biblioteca un ineludibile punto di riferimento e luogo di studio per gli studiosi italiani.

Dedicatosi agli studi sull’opera italiana di primo Ottocento ha prodotto nel 1966 una monografia sullo stile melodico di Donizetti e poi, nel 1969, la fondamentale monografia Vincenzo Bellini und die italienische opera seria seiner Zeit: Studien uber Libretto, Arienformen und Melodik che ha aperto la strada ad una globale riconsiderazione dello stile belliniano e delle fonti delle sue opere. Nel frattempo, i suoi studi sullo stile dell’opera italiana affrontavano le partiture di Pacini (Giovanni Pacini: Bemerkungen zum Stil seiner Opern, 1966), di Rossini (Per un’esegesi dello stile rossiniano, 1969) e successivamente altri operisti, anche del Settecento, compreso Giuseppe Verdi.

Le ricerche attorno a Bellini, suo principale ambito di studi, si concretizzavano nella monografia a due mani (con Maria Rosaria Adamo per la parte biografica) Vincenzo Bellini del 1981, testo di riferimento, tuttora, per gli studi belliniani e soprattutto per le indagini filologiche sui manoscritti, gli schizzi e gli abbozzi di numerosi lavori del Catanese. La posizione di Direttore della Sezione musicale dell’Istituto storico germanico di Roma metteva Friedrich Lippmann nella condizione di sollecitare fin al 1966 numerosi incontri fra la musicologia italiana e quella tedesca; ne sortivano numerosi convegni dedicati al confronto fra le due musicologie e allo studio delle relazioni fra le storie musicali dei due Paesi.

Di questi fecondi incontri restano esplicite testimonianze nei numerosi volumi della serie Analecta musicologica, molti dedicati, appunto, agli Studien zur Italienish-deutsche Musikgeschichte, e nella collana di edizioni musicali “Concentus Musicus” da lui creata nel 1973. Tali iniziative hanno decisamente contribuito alla sprovincializzazione della musicologia italiana degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso assecondando la sua progressiva ascesa fra le musicologie più agguerrite e innovative dell’ultimo scorcio del XX secolo: a questo processo il contributo e gli stimoli venuti da Friedrich Lippmann e dalle iniziative da lui promosse sono da considerarsi preziosi e fondamentali, meritevoli della più sentita riconoscenza da parte dei musicologi italiani.

Questa, al di là della gratitudine che il singolo studioso porta con sé, ha avuto una tangibile manifestazione nel conferimento a Friedrich Lippmann del prestigioso Premio internazionale Galileo Galilei dei Rotary club italiani e dell’Università di Pisa, conferitogli nel 2007. Con la morte di Friedrich Lippmann la musicologia internazionale perde uno studioso universalmente apprezzato per la sobrietà dello stile, la puntualità delle indagini filologiche e l’acutezza delle osservazioni su aspetti di stile, di morfologia e di rapporti testo-musica delle partiture indagate; il tutto sorretto da una profonda passione per il repertorio studiato e accompagnato da una amabilità di modi e di atteggiamenti nei confronti di colleghi, studenti o semplici musicofili, indice di sincera umiltà e nobiltà d’animo difficilmente eguagliabili.

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