Piano City Milano: sabato una maratona dedicata a Debussy

Emiliano Michelon by

L’annuale invasione di pianoforti milanesi non poteva  mancare di celebrare il compositore che più di tutti ha rivoluzionato l’arte pianistica. Claude Debussy, a cent’anni dalla scomparsa, sa ancora sorprendere con le sue sonorità diafane e raffinate; e proprio nel pianoforte la retorica debussiana ha trovato i suoi vertici espressivi. Se ancora oggi la musicologia fatica a districarsi nell’eterno dilemma se Debussy sia stato il migliore degli impressionisti o uno dei più grandi anticipatori dello sviluppo della musica cosiddetta “colta” dei decenni a venire, una cosa è indubbia: il genere pianistico non sarebbe più stato lo stesso dopo di lui (certo, e dopo l’avvento del jazz…).

Doveroso, dunque, l’omaggio che Piano City tributa al compositore, in collaborazione con Amadeus Factory e il Conservatorio G. Donizetti di Bergamo. Per tutta la giornata di sabato 19 i giovani talenti dell’istituto orobico si esibiranno alla Fondazione Feltrinelli di via Pasubio 5 in una maratona pianistica dedicata a Debussy e ai suoi contemporanei.

Si comincia sabato mattina alle 11 con Josef Edoardo Mossali – finalista nella prima edizione del nostro talent Amadeus Factory – che eseguirà la prima serie delle Images e Le tombeau de Couperin di Ravel. Dopo la Sonata in Si min. S178 di Liszt proposta da Lorenzo Mazzola, torna l’accoppiata Debussy-Ravel (in effetti i due si stimavano assai, al punto che il Ravel degli esordi fu spesso scambiato per un discepolo di Debussy): Suite bergamasque e Valses nobles et sentimentales sono i titoli scelti da Emanuele Vegetti.

Nelle sette ore di musica in programma si cela soprattutto il pretesto per illustrare il repertorio per pianoforte tra la seconda metà dell’Ottocento e gli anni ’20 e ’30 del Novecento: dalla dominazione dei grandi virtuosi della tastiera, passando per la belle époque, quando lo strumento era il principe dei salotti, fino all’età d’oro del jazz. Un viaggio in qualche modo sintetizzato da Giorgio Lazzari il quale nella sua esibizione tocca Scrjabin (Cinque preludi, op. 74), Schumann (Fantasiestücke op.111) e Prokof’ev (Sonata n. 7, op. 83), in un omaggio “indiretto” a Debussy volto a illustrare il mondo attorno a lui, dalla sua formazione ai suoi colleghi coevi.

Il programma debussiano comprende ancora altri pianisti: Daniele Guerra (Etude “pour les quartes), Tommaso Zucchinali (La plus que lente, Masques, selezione dai Preludes) Monica Brigada (Petite suite, a quattro mani con Lorenzo Mazzola), Chiara Franzini (Estampes) e il singolare, piacevole intermezzo del flauto solo di Michela Podera in Syrinx (forse per fare riposare i martelletti?).

Nel pomeriggio lo spazio è dedicato soprattutto ai compositori russi che con Debussy ebbero qualche contatto, se non altro da un punto di vista geografico: Parigi era il centro del mondo musicale dell’epoca. Se non abbiamo notizie in merito ad una frequentazione tra Čajkovskij e un giovanissimo Debussy (ma il punto di contatto lo ritroviamo nella baronessa Von Meck, amica e mecenate di entrambi), non c’è bisogno di rimarcare le vicende parigine di Stravinskij e Prokof’ev. Sul pianoforte si alterneranno Gianluca Faragli, Daniele Fasani, Katia Vendrame, Mauro Locatelli, Raffaele Ferrari, Luca Bertulezzi, Irene Accardo, Gloria Martir Rota e Alessia Pascarella.

Immagine di copertina: Josef Mossali

Info: pianocitymilano

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