Philharmonie di Berlino: viaggio in Argentina con la Camerata dei Castelli

Julia Barreiro by

Tra il Ticino e l’Argentina scorre un filo di storie, migrazioni e corrispondenze che inizia nella seconda metà dell’Ottocento con circa dodicimila ticinesi che approdano in Sudamerica. C’è chi va in Cile, Uruguay, Paraguay, chi si inoltra nella Pampa e chi rimane a Buenos Aires (ancora oggi due quartieri della capitale argentina, Villa Lugano e Villa Soldati, portano il segno del loro fondatore Giuseppe Soldati, proveniente dal Malcantone). Molti trovano la fortuna, alcuni tornano, ma sempre l’Argentina lascia un segno nella loro storia. A queste storie di scambi e influenze reciproche è dedicato il concerto “Viaggio in Argentina” della Camerata dei Castelli, fondata nel 2013 da Andreas Laake a Bellinzona. In programma solo musiche di Daniel Pacitti, bandoneonista e compositore argentino, perfezionatosi a Buenos Aires, Milano e Parigi e residente a Berlino.

Dopo il concerto gemello del 30 ottobre al Teatro Sociale di Bellinzona, l’orchestra ticinese diretta da Andreas Laake si è esibita il primo novembre nel Kammermusiksaal della Philharmonie di Berlino assieme ai solisti Muriel Weißmann (viola), Alessandra Doninelli (violoncello) e Daniel Pacitti (bandoneón).

Il Concierto Criollo para Viola y Orquesta, dedicato a Dino Asciolla, apre la serata con Muriel Weißmann alla viola, che nei tre movimenti del concerto dimostra un determinato senso del ritmo e un’ampia gamma di colori, a volte un po’ troppo sfumati dalla potenza dell’orchestra. Il primo movimento Culto y Zamba, ispirato dalla musica degli Incas e della frontiera tra Bolivia e Cile, immerge la sala in un suono tra l’arcaico e la danza, in cui si alternano passaggi solistici della viola e le prime parti dell’orchestra. In Plegaria il suono cantabile della viola si mescola a ritmi jazz e rimandi alla musica di Paraguay e della costa brasiliana, mentre nell’ultimo movimento, Malambo, le percussioni, il dialogo tra i vari strumenti e il virtuosismo della solista prendono il sopravvento.

All’impegnativo Concerto Criollo segue Bandoneón alemán- alma del tango, brano per bandoneón e orchestra, eseguito dal compositore stesso. Il suono dello strumento creato dal tedesco Heinrich Band nell’Ottocento e arrivato in Argentina attraverso i migranti a cavallo del secolo ricrea immediatamente il timbro tipicamente associato al tango argentino. All’improvviso ci si ritrova tra le strade di Buenos Aires. L’orchestra, Laake e Pacitti comunicano e passeggiano tra cambi di ritmi, registri e timbri in un’intesa notevole. In seguito a questo brano, dal compositore dedicato ai Milongueros che coltivano la cultura del tango a Berlino, Pacitti regala al pubblico un ultimo bis in duo con il primo violino: Por una Cabeza di Carlos Gardel e Alfredo Le Pera incanta l’orchestra e il pubblico, che rimane in ascolto dell’insieme tra bandoneón e violino e canticchia la melodia.

Dopo la pausa è il momento della prima esecuzione del Concerto per Violoncello e Orchestra, dedicato al calciatore argentino Lionel Messi. La giovane solista Alessandra Doninelli e l’orchestra continuano il “Viaggio in Argentina” con i tre movimenti, Arrabal, Remembranzas e Tangool, che richiamano le sonorità delle origini del tango (appunto nei quartieri degli Arrabales), la tradizione dei gauchos (nel dialogo tra il violoncello e l’arpa in Remembranzas) per tornare poi con ritmi e sincopi in stile di Piazzolla al presente. Un alternarsi di momenti solistici del violoncello, interazioni individuali di altri strumenti (tra cui il duetto tra violoncello e arpa nel secondo movimento del Concerto), ritmi marcati, cadenze poetiche, un’orchestra a volte in modalità di accompagnatore, altre volte protagonista essa stessa caratterizzano un’opera ricca di sfaccettature. Alessandra Doninelli viaggia tra questi diversi momenti con una consapevolezza e malleabilità notevoli e assieme all’orchestra diretta con precisione da Laake coinvolge il pubblico che, alla fine delicata e morente dell’ultimo movimento, risponde applaudendo entusiasta.

La professionalità delle due giovani soliste, la direzione decisa e comunicativa di Laake, la varietà di sonorità della Camerata dei Castelli e l’interpretazione e le musiche di Daniel Pacitti, in grado di richiamare l’Argentina e unire il folclore, la tradizione e la storia con il presente, hanno costruito con successo un ponte in forma di concerto tra il Ticino e l’Argentina, con un appoggio a Berlino.

Immagine di copertina Ph. Daniel Vass

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