Omaggio a Clara Schumann: il Quartetto Indaco alla Palazzina Liberty di Milano

Redazione On Line by

La storia della musica non è fatta soltanto di individualità geniali, ma anche di circoli artistici e delle loro più suggestive affinità elettive. Domenica 14 aprile, ore 18, a prendere forma sul palco della Palazzina Liberty sarà uno dei circoli più celebri della storia: il Kreis (cerchio o cerchia) che riuniva, oltre a pochi altri interpreti di fiducia, Mendelssohn, Brahms e i coniugi Schumann. A loro è dedicata la serata che prende il nome dalla talentuosa figura in rosa del Kreis, Clara Schumann.

Un percorso musicale, valido per la XXVII Stagione di Milano Classica “Geni italiani”, che muove tra le idee, le suggestioni e le passioni di tre giganti. Dai Liebeslieder Walzer op. 52 e di Brahms, nella trascrizione storica per orchestra d’archi di Friedrich Hermann, alla Sinfonia n. 10 in si minore per archi, MWV n. 10 di Mendelssohn, da lui composta quando aveva meno di 14 anni; dalla Romanza del Quartetto op. 51 n. 1 sempre di Brahms, al Lied op. 13 n. 2 di Clara Wieck Schumann; per concludersi con il Quartetto per archi n. 3 in la maggiore, op. 41 n. 3 di Robert Schumann.

Percorso d’ascolto ma non solo. I membri del Quartetto Indaco (Eleonora Matsuno e Jamiang Santi, violini, Francesca Turcato, viola, Cosimo Carovani, violoncello), nato nel 2007 e oggi tra i protagonisti della scena musicale internazionale, e l’Orchestra Milano Classica, interpreti della serata, si muoveranno tra le installazioni degli artisti Renato Galbusera, con il suo “Trionfi” (2018), e Maria Jannelli, con “Clara” (2019) e “Danza” (2018), demiurghi del quarto appuntamento di Between, rassegna firmata da Milano Classica che propone un dialogo tra arte e musica attraverso il terreno della poetica, a creare un dialogo che avviene in contemporanea all’evento musicale, nel quale lo spettatore potrà afferrare la magia dell’attimo nella possibile visione e ascolto dell’“opera totale”.

Il concerto si apre con i Liebeslieder-Walzer op. 52 di Brahms. Se Kreis, infatti, significa anche ciclo, furono proprio Schumann e Brahms a magnificare il Liederkreis (ciclo di Lieder). E in tal senso spiccano proprio i Liebeslieder-Walzer op. 52. In programma il primo ciclo, nella versione orchestrale di Friedrich Hermann, del 1889. Significativo che, nel titolo, la parola Lieder sia inscindibile da Liebe (amore): la dimensione erotica, perlopiù strettamente correlata a un sentimento della natura, costituisce l’essenza stessa del Lied romantico tedesco. A emergere in queste pagine, scritte nel 1868-1869, è il “buon vivere” viennese: lo spirito di Vienna (e dei Walzer e Ländler di Schubert). Ispirate ai Polydora di Daumer, contenenti poesie slave, ungheresi, siciliane, spagnole e turche, furono probabilmente scrisse sotto l’influenza della passione per Julie Schumann, ma finirono per essere suonate gomito a gomito con Clara, madre di Julie. Caratterizzata da contrasti emotivi anche la Romanza del Quartetto op. 51 n. 1, con un primo tema dall’espressività solenne e un secondo tema più febbrile e inquieto.

Compositore, direttore d’orchestra e organizzatore che permise ai lipsiensi di ascoltare una quantità di musica antica impressionante, Felix Mendelssohn-Bartholdy, che all’interno del Kreis svolse un ruolo cruciale, oggi è considerato il compositore più apollineo e classico («elegante notaio» lo definì Debussy). Ma non privo di turbamenti. Schumann lo definì «il Mozart del XIX secolo, il più limpido musicista, che per primo ha chiaramente visto e riconciliato le contraddizioni di un’epoca». Alla fase giovanile, quando era un protégé di Goethe, risalgono le 12 sinfonie per archi, scritte quando aveva tra gli 11 e i 14 anni, tra cui la Sinfonia n. 10 in si minore.

Cammeo del concerto è il Lied op. 13 n. 2 di Clara Schumann, nella trascrizione quartettistica di Cosimo Carovani: su testo di Heine (Sie libten sich beiden, “Si amavano entrambi”) è un canto di dolorosa dolcezza e ispirata semplicità.

Infine i Quartetti op. 41. di Robert Schumann, dedicati a Mendelssohn, nell’edizione Breitkopf stampata il 3 febbraio 1944, Il n. 3, in La maggiore, è il più audace e ambizioso, quello che più si allontana dalle norme classiche, caratterizzato da un secondo movimento Assai agitato, le cui variazioni in parte si ispirano al Quartetto “La morte e la fanciulla” di Schubert e in parte incarnano il gusto schumanniano per i solidi fugati, i ritmi cavallereschi, le sonorità sinfoniche (la “Renana” sembra far capolino nella coda), e da un Adagio molto sublime che si apre come uno dei grandi inni beethoveniani.

 

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