Mariella Devia con la Norma di Bellini dà il suo addio alle scene

Letizia Michielon by

Il Teatro La Fenice ha omaggiato con lunghi applausi e dimostrazioni di affetto il soprano Mariella Devia che abbandona le scene teatrali interpretando a Venezia la Norma di Bellini e ricevendo nella città lagunare il prestigioso riconoscimento Una vita nella Musica 2018.

Quello di Norma è un ruolo che il soprano ligure ha a lungo meditato e scavato sia dal punto di vista tecnico che  psicologico prima di affrontarlo con piena consapevolezza nel 2013. Ne emerge un personaggio straordinariamente complesso e moderno, dal profilo interiore dirompente e affascinante nelle sue contraddizioni estreme. La Devia si cala pienamente in una Norma insieme madre, figlia, sacerdotessa, amica ma anche donna, ferita nella sua femminilità e tormentata dai sensi di colpa. Nella sua voce convivono l’orgoglio e il rimorso, la tenerezza e il coraggio, lo slancio appassionato e il bisogno di purificazione. 

Un intreccio stratificato di emozioni e volti compresenti interpretato dalla Devia con umanità intensa, vibrante, vocalmente attenta soprattutto al gioco delle sfumature e alla libertà sovrana del fraseggio. il fascino suadente della sua vocalità brilla in particolare nelle trasparenze delle colorature e nei teneri abbandoni, ma sa anche accendersi con fierezza e divenire imponente, se la musica e l’azione lo richiedono. 

Alla fine l’autentica vincitrice di questo dramma, che porta ancora una volta sulla scena il tema dell’amore e morte, è proprio Norma, capace con il suo sacrificio di aggiudicarsi ogni sfida: l’amore perduto di Pollione, la stima di Adalgisa e l’affetto commosso del padre Oroveso.

Il suggestivo allestimento di Kara Walker riprende il felice progetto realizzato in collaborazione con la Biennale Arte nel 2015. L’ispirazione sorge dalle forme stilizzate delle maschere africane e dall’idea di proiettare sull’invasione romana contro i Galli l’ombra dell’arroganza colonialista europea.

Gli oggetti scenici, nella loro essenzialità, tutto riunificano grazie alla forte valenza simbolica e al contempo forniscono agile struttura estremamente funzionale anche per la disposizione in scena del coro e dei personaggi. Luca Tittoto, nel ruolo di Oroveso, trascina con la sua potenza e chiarezza vocale, Carmela Remigio interpreta un’Adalgisa colma di fragilità e dolcezza, Stefan Pop un appassionato Pollione; buone le prove di Anna Bordignon (Clotilde) e Emanuele Giannino (Flavio).

Luci e costumi sempre evocativi nella scelta delle fogge e dei colori. Il giovane direttore Riccardo Frizza guida con perizia l’orchestra veneziana proponendo del capolavoro belliniano una lettura dalle tinte corrusche, quasi verdiane, puntando sull’esaltazione dei contrasti e sulla ricchezza coloristica di una strumentazione  che non solo accompagna le voci ma contribuisce a svelarne le più segrete pieghe interiori.

Ottima la prova del coro preparato da Claudio Marino Moretti. Numerosi applausi a scena aperta e ovazione finale con fiori sul palco, come si conviene a una regina del palcoscenico e a un’artista vera che primeggia ancora oggi per misura, eleganza e classe.

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