L’arte del passeggiare: special guest Enrico Onofri

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Giovedì 5 aprile a Roma, per la Stagione dell’Oratorio del Gonfalone, Enrico Onofri (violino) e Simone Vallerotonda (arciliuto e chitarra) saranno protagonisti del concerto intitolato “Selva de vari passaggi”. Di seguito le parole di Enrico Onofri.

«Sto adesso componendo certe Sonate che si faranno nella prima Accademia di Sua Maestà di Svezia […] e finite che le avrò, ne comporrò una per Vossignoria […] dove il Leuto pareggierà il Violino». Così rispose Arcangelo Corelli al conterraneo Fabrizio Laderchi, conte faentino che da Firenze gli commissionava una sonata per violino e liuto.

Non sappiamo se la raccolta delle celebri sonate Opera Quinta abbia per finire incluso anche il brano promesso al Laderchi, ma ci è piaciuto immaginarlo ed abbiamo individuato questa possibile sonata nell’Ottava. È dunque così che Simone ed io, al momento di registrare l’integrale delle dodici sonate Opera Quinta, abbiamo deciso di eseguire l’Ottava Sonata con questo ridottissimo e delicato organico. Da lì è poi nata l’idea di montare un intero programma in cui i due strumenti si trovino alla pari, compiendo un viaggio a ritroso che pur avendo preso spunto da Corelli – uomo del tardo Seicento, che pubblica la sua Opera Quinta il primo gennaio 1700 e sigilla così il secolo passato – esplora ogni possibilità offerta da questo organico vago e riservato, attingendo al repertorio violinistico e liutistico seicentesco.

E lo fa concentrandosi in particolar modo sull’arte del “diminuire”, altresì detta del “passeggiare” cioè dell’eseguire complessi passaggi a partire da testi musicali preesistenti (madrigali, mottetti, ecc.) ornandone le linee melodiche. Tale pratica, simile a ciò che avviene oggi nel jazz, poteva essere affidata all’improvvisazione da parte dell’esecutore su un testo dato, come nel caso delle due brevi sinfonie di Kapsberger che aprono il programma, oppure composte a tavolino: è il caso delle diminuzioni dei Rognoni sui madrigali “Ancor che col partire” e “Vestiva i colli”, nonché delle diminuzioni da me scritte a partire da tre brani vocali di Caccini e Frescobaldi.

Infine l’arte di passeggiare, da pratica improvvisativa volta ad ornare la semplice scrittura ritmica di brani vocali cinquecenteschi, diviene poi atto compositivo vero e proprio: si crea cioè un linguaggio strumentale scritto che nel corso del diciassettesimo secolo porterà alla scrittura idiomatica strumentale che conosciamo. Ne sono un bell’esempio le sonate di Fontana, Castello, Marini e Pandolfi Mealli, quattro esponenti chiave del violinismo seicentesco la cui maniera di passeggiare diviene un pretesto per sfoggiare il virtuosismo dell’esecutore.

Le forme della Ricercata (o Ricercare) e della Toccata, costituiscono inoltre una sorta di “improvvisazione scritta”, che sperimenta le sonorità e le possibilità espressive dello strumento attraverso lo sviluppo progressivo di passaggi che sembrano nascere al momento dalle dita dell’esecutore. Lo stesso vale per la Passacaglia, che insieme a Follie, Ruggeri e Ciaccone discende ugualmente dalla pratica dell’improvvisazione, benché non su una linea melodica vocale o sul canovaccio formale appena abbozzato della Ricercata, bensì su un “basso ostinato”, una precisa sequenza di note affidate al registro grave dello strumento o al basso della compagine strumentale, su cui il solista esegue complesse variazioni nei registri più acuti.

Buon ascolto

Enrico Onofri

 

Per informazioni: oratoriogonfalone.eu – Tel. 06 6875952

Immagine di copertina: Enrico Onofri Ph. Maria Svarbova

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