Il diluvio universale di Michelangelo Falvetti al Teatro Massimo di Palermo

Giuseppe Migliore by

Lunedì 14 maggio, a meno di due anni dalla sua istituzione, è tornata per la terza volta sul palcoscenico del Teatro Massimo di Palermo l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori, confermando lo stretto legame e la costante collaborazione tra il teatro lirico siciliano e la giovanissima formazione composta da studenti selezionati dagli Istituti superiori di studi musicali italiani specializzati nella musica antica. Istituita nel 2016, l’orchestra ha già riscosso importanti successi al Teatro Massimo: a giugno 2017 con il concerto dal titolo Orlando barocco e a gennaio scorso con il Concerto di Capodanno.

In questo terzo concerto, frutto di un progetto sostenuto dal Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca del MIUR, realizzato in collaborazione con il Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo e diretto da Ignazio Maria Schifani è stato possibile ascoltare un’opera particolarmente rara, che rappresenta un’importante testimonianza dell’attività musicale in Sicilia in epoca barocca: l’oratorio Il diluvio universale di Michelangelo Falvetti (1642-1693). Eseguito per la prima volta nel 1682 a Messina dopo la nomina del compositore a Maestro di Cappella del Duomo della città, quest’oratorio rappresenta un eccezionale caso di conservazione delle fonti musicali del periodo barocco in Sicilia; la partitura in forma manoscritta è, infatti, pervenuta fino ai nostri giorni conservata presso la Biblioteca Regionale Universitaria Giacomo Longo di Messina. Preparata sull’edizione critica curata da Niccolò Maccavino, l’esecuzione di questo Dialogo a cinque voci e strumenti ha incantato la Sala Grande del Teatro Massimo con le sue meraviglie sonore, stupendo per potenza e impatto coreografico.

Insieme all’orchestra si sono esibiti i solisti Francesca Cassinari e Jennifer Schittino (soprani), Adriana Di Paola (contralto), Luca Dordolo (tenore), Salvo Vitale (basso), il Coro del Conservatorio Bellini di Palermo preparato e diretto da Fabio Ciulla, e il Coro di voci bianche del Teatro Massimo diretto da Salvatore Punturo.

Difficile trovare un difetto in una compagine vocale e strumentale così ben assortita e ben concertata; dai ruoli singoli alle sezioni d’insieme, tutto ha trovato la giusta dimensione facendo apprezzare l’esecuzione sia per precisione tecnica sia per spirito comunicativo. La voce pulita, scevra da qualsiasi forma d’incertezza e brillante di Jennifer Schittino ha regalato non poche emozioni, come nel primo dialogo “Se in tomba natante” con Noè interpretato dalla bellissima voce di Luca Dordolo: un dialogo dalle tinte malinconiche sostenuto da un sapiente accompagnamento al basso continuo caratterizzato dalle dense sonorità del violoncello e della tiorba. Notevoli alcune arie, come “Sì mie potenze armatevi”, dove l’ira di Dio ha trovato piena corrispondenza nell’espressività della voce profonda e sicura di Salvo Vitale, o come le due arie “Sorde stelle, Cieli irati” e “Apritemi il varco a la Morte” in cui Francesca Cassinari, interpretando la Natura umana, ha messo in mostra il bel timbro limpido e chiaro,  con una gestione del volume e del vibrato impeccabili. Di grande impatto scenico il contralto Adriana Di Paola che, interpretando i personaggi di Giustizia Divina e Morte, ha arricchito la sua interpretazione vocale, già di per sé eccellente e perfettamente calata nel ruolo, con un’enfatica gestualità tesa a marcare le caratteristiche proprie dei personaggi. Il Coro del Conservatorio, preparato da Fabio Ciulla, ha regalato momenti di grande bellezza, come in “E chi mi dà aita?”, le cui sonorità sembravano anticipare quelle dei corali bachiani, o come nel finale “Mio core festeggia”, al cui canto di giubilo si è aggiunta la partecipazione del Coro di voci bianche del Teatro Massimo.

Nel complesso il lavoro svolto sulla concertazione non può che confermare ancora una volta il prezioso contributo che Ignazio Maria Schifani dà all’interpretazione del repertorio barocco, coniugando instancabilmente le sue performance, di rara intelligenza, alla costante attività d’insegnamento.

Perfettamente integrate alle sonorità seicentesche dell’oratorio di Falvetti sono state anche le due composizioni dei Fratelli Mancuso, Lamentazione e La scinnuta. I Fratelli Mancuso, nati a Sutera (Caltanissetta) negli anni Settanta, emigrati a Londra e poi stabiliti a Città della Pieve (Perugia) hanno ideato due brani di forti impatti emotivi ed evocativi, molto apprezzati dal pubblico.

Immagine di copertina: Ignazio Schifani, Ph. Franco Lannino_Studio Camera

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