«Dopo Aida e Butterfly sono Francesca»: Special Guest Maria José Siri

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Ha debuttato ieri, al Teatro alla Scala di Milano, la nuova produzione di “Francesca da Rimini” di Zandonai, firmata da Fabio Luisi (direzione) e David Pountney (regia). Protagonista è il soprano Maria José Siri che qui racconta per noi in esclusiva la sua esperienza. Repliche sino al 13 maggio.

«Con questa produzione di Francesca da Rimini affronto il mio terzo ruolo da protagonista al Teatro alla Scala, dopo il mio debutto nel 2009 con Aida nella produzione di Franco Zeffirelli, il nuovo allestimento del medesimo capolavoro verdiano firmato da Peter Stein nel 2015 e l’inaugurazione della stagione 2016/17 con Madama Butterfly, una produzione che mi sta particolarmente cara. Come già per quella Butterfly, si tratterà del mio debutto in questo ruolo. È una grande emozione e una grandissima responsabilità debuttare in una parte di tale importanza al Teatro alla Scala, e sono molto contenta di poterlo fare in questo contesto, con un direttore d’orchestra come il Maestro Fabio Luisi, nella stupenda produzione firmata da David Pountney e con questi colleghi meravigliosi.

L’opera Francesca da Rimini è per me stata una piacevolissima sorpresa, sebbene debba confessare che non mi entusiasmò molto al primissimo ascolto. Dopo averla letta al pianoforte, che è il mio modo preferito per conoscere uno spartito, ho cambiato completamente idea: trovai alcune frasi che mi regalarono subito forti emozioni, come il coro femminile “Ohimè, ohimè, che doglia acerba” subito prima del mio ingresso, un momento magico, una musica quasi “celtica”, come magica è la prima parola profferta da Francesca: “Amor!”.

Da lì ha avuto quindi inizio il mio innamoramento totale e incondizionato per questo ruolo, che, stranamente e contrariamente al primo ascolto, si è invece rivelato dolce, magico, passionale, fiero, ribelle e seducente al contempo. Il canto abbraccia ogni sfumatura possibile, dai pianissimi ppp del primo atto ai fortissimi del violento secondo. Il canto è generoso, la tessitura abbracciata nella sua interezza, con dinamiche di grande effetto: un grande lavoro per il Maestro Luisi e per l’orchestra, per non parlare del coro che nel finale secondo raggiunge vette impressionanti!

Sono stata molto fortunata ad avere una compagnia di canto eccezionale non solo professionalmente, ma anche umanamente parlando, e stiamo lavorando in grande armonia. La regia parla del femminile e del maschile come una forza unica in cui una predomina sull’altra come se fossero in guerra. Francesca è una vittima del destino che le appresta suo fratello, ma è ancor più vittima di una passione, di un amore di cui non potrà mai liberarsi se non con la morte».

Maria José Siri

Immagine di copertina Ph. Victor Santiago

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