“Bentornato” Jacopo Tissi: il primo italiano assunto al Bol’šoj stasera balla alla Scala

Valentina Bonelli by

L’entusiasmo che in questi giorni ha contagiato i ballettomani italiani per l’ospitalità del Belletto Bol’šoj al Teatro alla Scala avrà un culmine “patriottico” alla terza ed ultima recita del classico La Bayadère, lunedì 10 settembre (stasera). Ad interpretare il protagonista maschile sarà la stella nascente del balletto italiano nel mondo: Jacopo Tissi. Il ventitreenne di Landriano (Pavia), diplomato con lode all’Accademia del Teatro alla Scala, per una stagione nel corpo di ballo scaligero, è già famoso per essere il primo italiano assunto al Bol’šoj, di cui è appena stato nominato Solista principale.

Jacopo, qundo ha appreso che le sarebbe toccata una delle tre recite della Bayadère alla Scala?

«Lo scorso giugno. Certo non posso dire che non ci sperassi, ma le recite sono poche mentre i Primi ballerini della compagnia sono tanti».

Solor è un ruolo entrato di recente nel suo repertorio?

«Sì, il debutto è avvenuto lo scorso maggio, con la partner con cui danzo più spesso al Bol’šoj, Alëna Kovalëva, e ho danzato una seconda recita il mese successivo accanto alla Prima ballerina Ol’ga Smirnova».

Quindi alla Scala sarà la sua terza recita?

«Sì».

Come ha preparato questo ruolo?

«Con il mio maestro, Aleksandr Vetrov, che è stato un grande Solor. Per me, dopo vari Principi, questo è il primo ruolo con una connotazione di carattere, in questo caso esotico. Secondo la tradizione Bol’šoj si tratta di un gueriero nobile, dai tratti eroici, molto virile. Tecnicamente i passaggi coreografici più impegnativi sono il Pas d’action del secondo atto e il Regno delle Ombre, con la responsabilità del velo da sorreggere a Nikija!».

Il direttore Makhar Vaziev che dalla Scala l’ha portata al Bol’šoj, l’ha seguita nella preparazione di questo balletto?

«Sì, come sempre: viene alle nostre prove, sovrintende la tecnica e l’artisticità del personaggio e mi dà preziosi consigli».

Emozionato?

«È una circostanza talmente speciale per me che sì, tutte le emozioni sono raddoppiate. Ma voglio prendere questo spettacolo come un’occasione a se stante, da godere, senza pensarci troppo».

Ma che effetto le ha fatto tornare alla Scala?

«È stato molto bello incontrare di nuovo le persone che lavorano qui, dai ragazzi della portineria, ai parrucchieri, alle sarte. Mi sono sentito subito a casa, perché tutti mi salutano con un “bentornato!”».

In bocca al lupo allora!

«Crepi il lupo!».

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