Apre il Bologna Festival con il Solomon di Händel diretto da Michael Alexander Willens

Luisa Sclocchis by

A lui è affidata, il prossimo 20 marzo, l’apertura del Bologna Festival giunto quest’anno alla XXXVIII edizione: Michael Alexander Willens, direttore di origine statunitense noto per la sua attenzione particolare alle prassi esecutive filologiche, guiderà l’ensemble tedesco Kölner Akademie nell’interpretazione dell’oratorio in tre atti per soli, coro e orchestra Solomon HWV 67 di Georg Friedrich Händel. Eroe dell’oratorio in programma, che debuttò al Covent Garden di Londra nel 1749, è il biblico re Salomone, di cui la partitura händeliana rievoca gli splendori e la proverbiale saggezza dei giudizi con ricchezza di colore strumentale, solenni cori a otto voci e incantevoli arie solistiche.

Carattere distintivo della Kölner Akademie è la ricerca delle intenzioni del compositore grazie a un attento studio sulle edizioni critiche, sulla disposizione storica dell’orchestra, sull’organico di volta in volta più adeguato. Questa produzione del Solomon è stata preparata dal complesso di Colonia espressamente per Bologna Festival. «È curioso che un capolavoro come il Solomon di Händel – precisa Mario Messinis direttore artistico di Bologna Festival – non venga quasi mai eseguito in Italia.

È un oratorio imponente nella vigoria dei cori dai forti accenti teatrali, in cui si afferma la vicenda biblica di Salomone rivissuta con epica drammaticità». Unica occasione di ascolto in Italia, questo Solomon haendeliano, accanto a orchestra e coro, vedrà sul palcoscenico del Teatro Manzoni le voci soliste di Marian Dijkhuizen (Solomon), Bethany Seymour (Queen of Sheba), Hanna Herfurtner (Solomon’s Queen) e Mark Heines (Zadok, servant). Michael Alexander Willens, titoli di “Bachelor of Music” e “Master of Music” presso la Julliard School di New York dove ha studiato direzione d’orchestra sotto la guida di John Nelson. Allievo di Jacques-Louis Monod, Harold Farberman e Leonard Bernstein a Tanglewood. È oggi direttore musicale della Kölner Akademie. Lo incontriamo per domandargli della sua vita in musica e del Solomon con cui aprirà il Bologna Festival.

Quando e come mai la scelta di podio e bacchetta?

«Dopo molti anni di lavoro come contrabbassista professionista ho deciso di iniziare con un mio ensemble e per farlo ho dovuto studiare per diventare un direttore d’orchestra. Questo è avvenuto circa venti anni fa…».

“L’ampia esperienza di Willens gli ha dato un background di insolita profondità e familiarità con stili di esecuzione che spaziano dal barocco, al classico e romantico fino al contemporaneo, così come al jazz e alla musica pop”. Ma c’è un periodo nella storia della musica che sente più affine?

«Mi sento a mio agio in tutte le aree della cosiddetta “musica classica” ma ho un amore e un’affinità particolari per il periodo barocco e per quello classico».

“Willens propone esecuzioni impeccabili eleganti e piacevoli.” (Gramophone) “…il direttore d’orchestra Michael Alexander Willens sfrutta ogni battuta della partitura per ottenere il massimo effetto espressivo.” (Fanfare) Sono parole usate per descriverla. Cosa pensa di queste affermazioni? 

«Beh, è ​​bello sapere che alcuni importanti critici musicali apprezzano il mio lavoro, ma sinceramente non posso essere obiettivo nel valutare l’opinione di un’altra persona!»

Quali sono oggi, a suo avviso, le caratteristiche principali per essere considerato un buon direttore?

«Bisogna avere una buona formazione musicale, un buon orecchio, un ottimo senso del ritmo e una piena conoscenza della partitura. Così come ritengo molto importante avere una buona capacità di comunicare le proprie idee musicali ai musicisti! In questi tempi occorre anche una buona comprensione della prassi esecutiva storica ed essere in grado di usarla nell’interpretare della musica».

È direttore musicale della Kölner Akademie. Cosa significa per lei questa esperienza?

«Mi sento davvero fortunato ad avere l’opportunità di realizzare progetti con i cantanti e gli strumentisti della Kölner Akademie e di avere la possibilità di imparare molte opere musicali emozionanti».

Sarà a Bologna il prossimo 20 marzo con il Coro e l’Orchestra della Kölner Akademie interprete dell’oratorio Solomon HWV 67 di Georg Friedrich Haendel. Su questa scelta?  

«Solomon è sempre stato uno dei miei oratori preferiti di Händel, ma per qualche motivo non viene eseguito molto spesso. Il senso drammatico che Händel raggiunge con il libretto è davvero sorprendente».

Qualche anticipazione sulla sua interpretazione di questo capolavoro del repertorio barocco?

«Spero che l’uditorio reagisca positivamente alla nostra interpretazione!».

Suggerimenti per i giovani direttori d’orchestra che guardano a lei come esempio per la loro carriera musicale?

«Rimanere sempre fedeli alla musica, mostrare rispetto per il compositore e il suo lavoro e conservare sempre un po’ di umiltà».

Impegni imminenti?

«Sarò ad Oslo, in Norvegia, in un festival musicale e ad Amsterdam al Concertgebouw».

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