Ambrosini apre la Stagione Concertistica dell’Orchestra di Padova e del Veneto

by

“Tempi e tempeste” è il titolo della 53ma Stagione Concertistica dell’Orchestra di Padova e del Veneto, che si aprirà giovedì 11 Ottobre alle 20.45 all’Auditorium Pollini di Padova. Una stagione che vuole indagare le connessioni della musica, l’arte di disporre i suoni nel tempo, con i tagli e le asperità del tempo della storia e della vita. Con particolare attenzione a quei momenti in cui l’ordine viene meno e il tempo se ne va fuori controllo. Il programma della serata inaugurale copre tre ambiti che rappresentano bene le molteplici vocazioni dell’Orchestra di Padova e del Veneto: la musica contemporanea, il repertorio per strumento e orchestra e il repertorio sinfonico.

Nel centenario della fine della Grande Guerra l’OPV intende ricordarla con una composizione nuova, che è anche un’indagine sulla capacità della musica di riflettere la guerra e di interpretarla. Si tratta di Aria della battaglia di Claudio Ambrosini, brano commissionato dall’OPV e che sarà eseguito in prima assoluta.

Il lavoro di Ambrosini, autore veneziano vincitore del Leone d’Oro alla musica del presente, muove dal desiderio di dialogare con l’antica forma musicale della battaglia, frequentata da compositori del ‘500 e del ‘600 come Andrea Gabrieli, Orazio Vecchi e Claudio Monteverdi, e di rileggerla alla luce del modo in cui la guerra è cambiata nel XX secolo e ai giorni nostri.

«Sono molto legato a Padova. Qui ho insegnato per decenni, qui ho composto musiche per strumenti e elaboratore elettronico, realizzate presso il Centro di Sonologia Computazionale dell’Università. E qui ho alcuni fra i più cari amici, tra cui uno fraterno, Michele Sambin, dedicatario di quest’opera.

Quando Marco Angius mi ha chiamato per commissionarmi un nuovo lavoro per la ricorrenza novembrina della fine della Grande Guerra, ho accettato con entusiasmo, perché il momento in cui un conflitto si conclude è istintivamente gradito.

È giusto gioire ma è anche un’ottima occasione per riflettere, e uno dei modi possibili per farlo è voltarsi indietro, guardare il passato. Naturalmente non è necessario risalire a Caino e Abele, se non per notare che la narrazione biblica sottolinei come, e da subito, il conflitto cruento si annidi perfino nella fraternità.

Questo flashback si può invece fermare al Rinascimento, momento tra i nostri più rigogliosi, in particolare per il territorio della Serenissima. E qui lavorava Annibale Padovano che, tra l’altro, ha composto una “battaglia”; genere coltivato anche da altri musicisti, come Andrea Gabrieli, per esempio. Ma Padovano ha uno sguardo più ravvicinato: i suoi sono i colori di Ruzante, piuttosto che quelli di Goldoni. E poi, pensando per immagini, come non riandare alle impressionanti tele di Paolo Uccello?

A questa Battaglia del passato – una per tutte – mi sono quindi rivolto cercando di applicare uno sguardo “prospettico”, uno sguardo appassionato e insieme distaccato, che permetta di riflettere su quanto c’è stato tra ora e allora. Dunque, cinquecento anni fa, la guerra la descrivevano così, con i suoni che fanno subito pensare ad armigeri, cavalieri, alabarde, vessilli, richiami, dal momento in cui con nobile portamento ci si raduna sul campo a quando la battaglia si è vittoriosamente conclusa.

Noi moderni, e in particolare in questo 2018, non possiamo che condividere la gioia del far pace, ripensando anche a quante e quante volte tale felicità si è dovuta rivivere».

Claudio Ambrosini

Ti potrebbe piacere...