Alla scoperta di Carl Philipp Emanuel Bach con il giovane pianista e compositore Orazio Sciortino

Redazione On Line by

Il giovane pianista e compositore Orazio Sciortino, originario di Siracusa, è un artista naturalmente portato a misurarsi senza timore con tutti gli aspetti del proprio tempo. Fin da giovanissimo Sciortino ha sentito il bisogno di esplorare molti ambiti diversi del mondo musicale, dall’improvvisazione alla trascrizione passando a rapportarsi con le arti figurative e con il teatro. Tutte sfide che ha affrontato con grande energia e slancio ideale, consapevole del ruolo trasformativo che la musica svolge sia quand’è nuova sia quando ci parla, sempre nuova, dal passato. È con questo artista dai molteplici talenti che dialogherà l’Orchestra di Padova e del Veneto nel corso del concerto del prossimo giovedì 14 marzo all’Auditorium Pollini alle 20,45, durante il quale verranno eseguiti i Concerti per pianoforte e orchestra Wq 43/2 e Wq 14 di Carl Philipp Emanuel Bach, l’Egmont Ouverture di Beethoven e la Sinfonia n. 80 di Haydn.

Al centro della serata ci saranno i due Concerti di C.P.E. Bach, che vedranno Sciortino nel doppio ruolo di pianoforte solista e direttore. «Bach è il padre, noi siamo i figli», sembra che abbia detto Mozart riferendosi non a Johann Sebastian ma proprio al figlio Carl Philipp Emanuel, associato alla temperie Sturm und Drang, ma anche a quell’empfindsamer Stil (stile «sensibile» o sofisticato) che si basava su tutto un gioco volubile di affetti contrastanti. C.P.E. Bach scrisse oltre 50 concerti per tastiera, portando il genere a una nuova, inaudita profondità d’espressione. E infatti mentre il Concerto Wq 14, scritto quando il padre era ancora in vita, appare ancora in parte legato a stilemi barocchi – anche se nel primo movimento la scrittura orchestrale haendeliana sembra liquefarsi in un certo languore – il Concerto Wq 43/2, scritto ad Amburgo dove Carl Philipp Emanuel aveva preso il posto del suo padrino Telemann, mostra il gioco serrato di contrasti emotivi caratteristico dello stile maturo di Bach. Lo si vede nel movimento Andante, con il suo monologo nostalgico del cembalo incorniciato da interventi tragici, quasi minacciosi, dell’orchestra; ma anche nel primo movimento, che alterna un tema appassionato a un disegno galante, fino all’ultimo movimento che risulta vigoroso e assertivo ma pure un po’ danzante. Un concerto di grande forza espressiva, che non si dimentica facilmente: e non a caso, come ha rilevato Karl Geiringer, i «concerti amburghesi» di C.P.E. Bach rimasero in repertorio per molto tempo dopo la sua morte, fino all’arrivo di quelli di Beethoven.

Il concerto si aprirà proprio con un brano di Beethoven, l’Egmont Ouverture, composto intorno al 1809 insieme ad altre musiche di scena per una rappresentazione dell’omonimo dramma di Goethe. Il conte Egmont, vissuto nel Cinquecento, era stato un protagonista della resistenza fiamminga contro la dominazione spagnola: Goethe ne aveva fatto una sorta di eroe borghese, e da queste figure eroiche era grandemente affascinato Beethoven che pochi anni prima aveva composto la Terza Sinfonia pensando proprio al «sovvenire di un grand’uomo». Non a caso nell’Ouverture trovano posto, in forma condensata, molti degli affetti che caratterizzavano quella sinfonia: dalla solennità, collegata all’ideale morale kantiano, all’esaltazione guerriera del rivoluzionario, fino al dolore per la morte dell’eroe, che prende la forma di una sorta di brevissima marcia funebre.

La Sinfonia n. 80 di Joseph Haydn fu composta nel 1784 per un concerto legato alla Quaresima: infatti, come notò Robbins Landon, i temi del primo e del terzo movimento possono essere ricondotti a variazioni su una melodia gregoriana legata alla Pasqua, Incipit lamentatio, già usata da Haydn nella Sinfonia n. 26. Si tratta, inoltre, di una delle poche sinfonie di Haydn in tonalità minore: una scelta che, nel compositore austriaco, è spesso associata ad uno schema formale in qualche modo sperimentale. Nel primo movimento, in forma-sonata, fa insolitamente capolino una sorta di terzo tema danzereccio del flauto che diventa protagonista dello sviluppo. Un esempio della straordinaria forza creativa di Haydn, al quale si deve molto di quell’elaborazione «spaziale» del discorso musicale per mezzo di elementi semplici messi in costante variazione, di brevi incisi che si palleggiano nello spazio sonoro, che in seguito verrà fatta propria dallo stesso Beethoven.

Interessante sarà la lettura che ne darà Dino Villatico, critico musicale di Repubblica e noto musicologo, sabato 16 marzo alle 17.30 in sala dei giganti per Lezioni di Sabato.

Il concerto sarà anticipato dalla prova generale aperta al pubblico alle ore 10.30 e da una introduzione all’ascolto con i protagonisti della serata alle ore 19.45 sempre in Auditorium.

La Stagione concertistica è realizzata con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione del Veneto, del Comune di Padova e di Fondazione Antonveneta.

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