Alberto Mesirca incanta il pubblico del Festival Risonanze

Alessio Screm by

È il festival di musica nel bosco. Si chiama Risonanze e si tiene a Malborghetto-Valbruna, dove da millenni trova radici l’abete di risonanza. È l’albero da cui si ricava il legno ideale per la costruzione di strumenti musicali, ad arco in particolare, per una riscoperta dovuta all’illuminato liutaio Gio Batta Morassi. Già fondatore e presidente dell’Associazione Liutaria Italiana di Cremona, il genio costruttore del violino è purtroppo scomparso nel febbraio di quest’anno e il festival ha voluto dedicargli la presente edizione, da poco conclusa.

Risonanze è diretto artisticamente da un eccellente clavicembalista friulano, Alberto Busettini, il quale sta facendo crescere di più in più in numeri e qualità artistiche – oltre quattromila le presenze quest’anno con ospiti internazionali –, la manifestazione che mette al centro la musica, da cui partono intrecci e legami indissolubili con la terra che la ospita, la natura, la multiculturalità, l’artigianato artistico, l’arte a tuttotondo. Mostre di liuteria, laboratori con lavorazione in tempo reale di manufatti musicali, proiezioni di film e documentari a tema, passeggiate nel bosco, visite naturalistiche, atelier artistici per bambini e famiglie, pilates e joga nel bosco di risonanze. E ovviamente i concerti.

Tre giornate intense dal 15 al 17 giugno, senza contare tutti gli appuntamenti anticipatori, con performance solistiche, da camera e con orchestra. Tra i nomi di spicco quello di Alberto Mesirca, chitarrista classico d’indubbie doti che ha estasiato il pubblico con un concerto serale sabato nella sala concerti di Palazzo Veneziano, e la mattina seguente seduto su un ceppo della foresta di risonanza in Malga Saisera.

«È meraviglioso, una sensazione indescrivibile. Non mi era mai capitato di suonare nel bel mezzo di un bosco», ci racconta il giovane chitarrista originario di Galliera Veneta. Il programma musicale che ha proposto è stato altrettanto sensazionale, spaziando dall’umanesimo di un misconosciuto quanto illuminato Francesco Canova da Milano, con composizioni trascritte dallo stesso Mesirca da un manoscritto per liuto rinvenuto a Castelfranco Veneto, alla musica contemporanea di autori che hanno composto appositamente per lui. «Sono onorato che grandi personalità come il cubano Leo Brouwer o l’argentino Marcelo Nisinman, mi abbiano dedicato composizioni scritte appositamente perché fossi io a suonarle. Sono brani di una profondità rara: “Preludio de las campanas”,“Alberto’s Tango”.

Hanno un approccio alla dimensione chitarristica originale e sorprendente». In repertorio anche tre Sonate di Domenico Scarlatti, dove la cantabilità tutta napoletana di queste gemme non hanno perso l’appeal trasposte sulle sei corde. A seguire ancora l’Italia, con il genovese Giulio Regondi «tra i più grandi enfant prodige del Romanticismo musicale» e la sua “Introduction et caprice” op. 23. Il tocco di Mersica, l’abilità di saper far cantare lo strumento con lirismo pregno, carattere da virtuoso e precisione certosina, anche nei passaggi più arditi, hanno reso il concerto un ritiro nello spirito, avanzando poi con due brani di un autore che Mesirca definisce tra i massimi compositori viventi per chitarra: Angelo Gilardino. Di lui ha eseguito “Paesaggio ligure” e “Les jardin mysterieux” come omaggio all’amato François Couperin. L’omaggio a Mario Castelnuovo Tedesco invece, a cinquant’anni dalla morte, è avvenuto con “Capriccio diabolico” su citazioni paganiniane, in intesa ideale con la “Ciaccona in labirinto” del contemporaneo Claudio Ambrosini, a chiudere tra molti applausi un meraviglioso concerto.

Immagine di copertina: © Tiziano Gualtieri – Tree House

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